· Città del Vaticano ·

In Svizzera la Chiesa si appresta a celebrare il decimo anniversario della Giornata dell’ebraismo

Un patrimonio spirituale
comune da alimentare

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22 febbraio 2021

«La religione ebraica non ci è “estrinseca”, ma in un certo qual modo, è “intrinseca” alla nostra religione»: ricordando queste parole, pronunciate da Giovanni Paolo ii il 13 aprile 1986, in occasione della sua visita alla Sinagoga di Roma, la Conferenza episcopale svizzera (Ces) apre la sua lunga nota diffusa in vista della Giornata dell’ebraismo che nel paese elvetico verrà celebrata il prossimo 28 febbraio, seconda Domenica di Quaresima. Quest’anno, la giornata assume un valore particolare, perché ricorre il suo decimo anniversario: è stata istituita, infatti, nel 2011. «L’ebraismo rabbinico e il cristianesimo primitivo — si legge nella nota episcopale — si sviluppano fianco a fianco, vicini ma delimitati», tanto che «gli ebrei e i cristiani sono definiti, a ragione, fratelli nella fede», fratelli che «spesso sono diversi tra loro e possono persino essere in lotta tra loro». A tal proposito, i vescovi svizzeri ricordano che «la rivalità tra l’ebraismo e il cristianesimo in merito al patrimonio biblico ha concretamente plasmato i secoli», tanto che «un antigiudaismo cristiano, oltre a causare tanta sofferenza nel popolo ebraico, ha contribuito al nascere dell’antisemitismo nell’età moderna, che ha poi raggiunto il suo triste apice nella Shoah in cui hanno perso la vita sei milioni di ebrei». Per questo, la Giornata dell’ebraismo si celebra durante la Quaresima, tempo in cui «la Chiesa fa penitenza e si converte», cercando «la riconciliazione anche per la colpa di cui si è fatta carico, nelle parole e nei fatti, nei confronti del popolo ebraico». Oggi, i cristiani — sottolinea ancora l’episcopato — cercano «una comprensione più approfondita dell’ebraismo» e quindi «tutti i fedeli cattolici sono chiamati ad avere un rapporto pacifico, fraterno e di stima reciproca con i fedeli ebrei». In quest’ottica, la Giornata del 28 febbraio «non vuole solo dare uno sguardo al passato e rimediare» alle incomprensioni, ma mira anche a «mantenere in vita il patrimonio spirituale comune». Ed è proprio per questo motivo che questa ricorrenza si celebra sempre di domenica, che «è sorella dello Shabbat»: entrambi i giorni, infatti, «prescrivono alla rispettiva comunità di fedeli di celebrare la vittoria sulla morte» e «gli ebrei, come i cristiani, sono chiamati a vivere nella santità e nella giustizia».

Al contempo, la Chiesa cattolica svizzera sottolinea che «le esigenze ecumeniche e la relazione tra ebrei e cristiani sono strettamente legate», perché «così come le Chiese hanno l’incarico di costruire l’unità in un mondo lacerato, allo stesso modo il popolo ebreo vuole essere luce per i popoli». La nota episcopale suggerisce quindi che, nelle celebrazioni del 28 febbraio, si faccia riferimento alla «tradizione religiosa ebraica», con omelie che «evochino le numerose similitudini» tra le due liturgie. Una raccomandazione presente anche nel documento del 2001 intitolato «Il Popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana», con il quale la Pontificia Commissione Biblica ha mostrato come ebrei e cristiani possano leggere insieme le Sacre Scritture. «Nella storia della salvezza — concludono i presuli svizzeri — la Chiesa non ha preso il posto di Israele. Anzi, il popolo di Dio oggi ha un duplice volto: ebreo e cristiano». La Giornata dell’ebraismo aiuterà dunque a «cercare le tracce di questo mistero e a esplorare questa sapienza».

di Charles de Pechpeyrou