· Città del Vaticano ·

#QuarantaGiorni
Tracce di riflessione lungo il cammino quaresimale

Rimboccarsi le maniche
per alleviare la sofferenza

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22 febbraio 2021

La pandemia costringe spesso molte comunità alla sola azione liturgica restringendo gli spazi dell’attività pastorale dedicata alla meditazione del mistero pasquale, all’esercizio del discernimento personale nella direzione della misericordia, del perdono e della carità. Per questo «L’Osservatore Romano» cercherà di fornire nelle prossime settimane il sussidio di alcune buone letture e di meditazioni che ci aiutino lungo un percorso che speriamo possa tornare presto e per tutti comunitario. Cominciamo con «In cammino verso Gerusalemme. Vivere la Quaresima con Papa Francesco» (San Paolo, 2021) di cui riproduciamo di seguito alcuni stralci da meditazioni e omelie del Santo Padre.

Quando facciamo qualcosa di bene, a volte siamo tentati di essere apprezzati e di avere una ricompensa: la gloria umana. Ma si tratta di una ricompensa falsa perché ci proietta verso quello che gli altri pensano di noi. Gesù ci chiede di fare il bene perché è bene. Vivere alla presenza del Padre è una gioia molto più profonda di una gloria mondana. Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto dove il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta.

Qualcuno ha detto: cosa succederebbe se trattassimo la Bibbia come trattiamo il nostro telefono cellulare? Se lo portassimo sempre con noi, o almeno il piccolo Vangelo tascabile, cosa succederebbe? Se tornassimo indietro quando lo dimentichiamo: tu ti dimentichi il telefono cellulare — Oh! Non c’è l’ho, torno indietro a cercarlo; se la aprissimo diverse volte al giorno; se leggessimo i messaggi di Dio contenuti nella Bibbia, come leggiamo i messaggi del telefonino, cosa succederebbe?

Avevo fame e mi avete dato da mangiare... (Mt 25, 35). Non si può tergiversare davanti ad una persona che ha fame: occorre darle da mangiare. Gesù ci dice questo! Le opere di misericordia non sono temi teorici ma sono testimonianze concrete. Obbligano a rimboccarsi le maniche per alleviare la sofferenza.

“Io sono attaccato alle mie cose, alle mie idee, chiuso? O sono aperto al Dio delle sorprese?” E ancora “sono una persona ferma o una persona che cammina?” E in definitiva “Io credo in Gesù Cristo e in quello che ha fatto?, cioè morto, risorto…. Credo che il cammino vada avanti verso la maturità, verso la manifestazione di gloria del Signore?

Un comandamento — quello di pregare per i nemici — che ci può spiazzare, perché a noi, per la ferita che tutti noi abbiamo nel cuore, viene naturale augurare qualcosa un po’ brutto a un nemico, per esempio, che sparla di noi. Verrebbe da chiedere “Ma perché Signore tanta generosità?”. La risposta la dà Gesù…. “per essere figli del Padre nostro che è nei cieli”. Se così infatti fa il Padre, così siamo chiamati noi a fare per essere “figli”. …. E cosa fa il Padre ? Fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, perché è Padre di tutti.