· Città del Vaticano ·

Celebrati i funerali di don Lorenzo Vecchiarelli

Quel giovane italiano
amico del futuro Papa

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
20 febbraio 2021

«Un uomo che ha creato unità»: così il vescovo Dario Gervasi, ausiliare di Roma per il Settore Sud, ha ricordato don Lorenzo Vecchiarelli durante i funerali celebrati sabato 20 febbraio nella parrocchia romana di San Timoteo a Casal Palocco. Don Lorenzo, morto il 18 febbraio scorso a causa del covid-19 all’età di 83 anni, ha vissuto mezzo secolo in questa comunità parrocchiale, accogliendo da parroco (1991-2013) tante realtà ecclesiali diverse, creando sempre comunione e fraternità.

Nato a Mogadiscio, in Somalia, il 3 agosto 1937, si era trasferito presto con la famiglia in Argentina, a Buenos Aires, dove era diventato amico del giovane Jorge Mario Bergoglio. Abitavano nello stesso quartiere.

In una intervista alla Radio Vaticana, pochi giorni dopo l’elezione di Papa Francesco, don Lorenzo aveva ricordato quando, durante una festa, vedendo Bergoglio pensoso in disparte, gliene aveva chiesto il motivo. La risposta era stata sorprendente in quel contesto: «Domani entro in seminario!». Una decisione che tocca il cuore di Lorenzo e di lì a poco anche lui entrerà in seminario. Egli ricordava del giovane Jorge la semplicità e la profonda serietà e poi, una volta arcivescovo, l’amore evangelico per la povertà: «Il nome Francesco si addice proprio alla sua scelta di povertà, perché è un uomo che vive molto poveramente. Questo lo sanno tutti. È un uomo che ha un cuore aperto agli altri e può diventare un faro per la Chiesa: un faro non di parole, quanto di testimonianza viva».

Don Lorenzo aveva sentito l’amico Jorge per telefono alla vigilia del conclave e avevano concordato di vedersi dopo l’elezione del Papa, prima che Bergoglio rientrasse a Buenos Aires. Poi, quello che è successo lo sappiamo. Si sono rivisti, sì, ma a Santa Marta, pochi mesi dopo: Lorenzo riabbraccia l’amico, ora Papa Francesco, e parlando in spagnolo gli racconta la sua attività pastorale, il suo desiderio di continuare ad annunciare il Vangelo anche al termine del suo incarico di parroco. Sta guidando una comunità spirituale, la chiama “Anawim”, formata da persone che cercano di vivere la fede abbandonandosi a Dio in semplicità. Non vuole un riconoscimento giuridico. Gli basta la benedizione del Papa. Francesco lo benedice e lo incoraggia: “Adelante!”.

Gli ultimi anni della vita di don Lorenzo non sono stati facili, alle prese con le conseguenze di una leucemia da cui era guarito ma che lo aveva fortemente debilitato. In tanti lo ricordano con affetto e gratitudine. Ha trasmesso la fede, raccontando la freschezza del Vangelo: faceva sentire la bellezza, la profondità e la verità di quelle pagine, nella debolezza dei discepoli di Cristo, pieni di limiti, perfetti solo nell’affidarsi a Gesù.

In tutta la sua vita di sacerdote ha annunciato e vissuto l’amore, essenza del cristianesimo, con un’attenzione particolare ai più poveri. Ricordando le proprie origini salesiane, citava spesso i tre amori bianchi di Don Bosco: l’Eucaristia, la Madonna, il Papa. E la Provvidenza ha voluto che l’ultimo Papa che ha conosciuto fosse suo amico.

Il parroco di San Timoteo, don Angelo Compagnoni, durante i funerali, ha ricordato la devozione di don Lorenzo per san Giuseppe: il suo silenzio, il suo mettersi da parte, si trasformavano in desiderio di interiorità per incontrare il Signore, affidandosi a lui completamente. A chi gli chiedeva quale fosse il cammino di conversione, don Lorenzo rispondeva semplicemente: «Abbandonati a Dio in povertà».

di Sergio Centofanti