· Città del Vaticano ·

Webinar per il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede

La cura ai tempi del covid

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20 febbraio 2021

«Combattere la stanchezza che c’è ovunque nel mondo», senza lasciarsi schiacciare dallo «spirito di rassegnazione», perché «ci sono tante sfide» ma occorre «essere realistici per portare avanti la nostra agenda: la cura è l’ermeneutica del momento». È quanto ha rimarcato l’arcivescovo segretario per i Rapporti con gli Stati Paul Richard Gallagher al termine del webinar per il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede svoltosi per oltre un’ora e mezza ieri mattina, venerdì 19 febbraio.

«La cura delle persone, dei popoli e del pianeta in tempi di pandemia», il tema dei lavori promossi dalla Commissione vaticana covid-19, istituita nell’ambito del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale (Dssui) su richiesta del Papa il 20 marzo 2020.

Obiettivo dell’incontro: mettere a fuoco le opportunità nella costruzione di un mondo migliore dopo la pandemia, nel solco delle lettere encicliche di Francesco Fratelli tutti (3 ottobre 2020) e Laudato si’ (24 maggio 2015). Pur nella drammaticità delle sue conseguenze, il covid-19 ha reso ancora più evidente che l’individuo necessita di cura a livello fisico, mentale e spirituale, mentre i popoli hanno bisogno di cura a livello culturale, politico e sociale, così come il pianeta necessita di un’attenzione premurosa sotto diversi piani di intervento.

All’apertura dei lavori il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dssui, ha illustrato i compiti dei cinque gruppi di lavoro che compongono la Commissione vaticana covid-19. Dinanzi a una «pandemia globale» — ha detto — urge «uno sforzo globale per uscirne» oltre i singoli «confini nazionali», perché il virus ha portato alla luce «tante fragilità» del mondo.

Il porporato ha poi insistito sulla responsabilità che ciascuno dovrebbe sentire verso il prossimo: una «sollecitudine» che permetterà di «rimarginare il futuro» con la forza salvifica della fede. La questione vaccinale, infine, è stata inquadrata in una prospettiva etica, attraverso tutte le fasi della “vita” del siero: dalla produzione all’approvazione, dalla distribuzione alla somministrazione. «Il vaccino e le cure — ha concluso il cardinale Turkson — devono essere il più inclusive possibile: nessuno deve essere lasciato indietro».

Hanno preso parte all’incontro — moderato dal segretario aggiunto del Dssui, don Augusto Zampini — il teologo morale Carlo Casalone, membro della Pontificia Accademia per la vita (Pav), e suor Carol Keehan, già direttore generale della Catholic Health Association negli Stati Uniti d’America e attuale coordinatrice della task force di Salute pubblica della Commissione vaticana covid-19.

Dopo aver ribadito l’importanza di un approccio integrale per affrontare le immense sfide che attendono il mondo, il gesuita Casalone ha insistito sulla questione che tutti devono poter avere accesso al vaccino, come già indicato anche nella Nota stilata della Commissione vaticana covid-19 in collaborazione con la Pav Vaccino per tutti. 20 punti per un mondo più giusto e sano (29 dicembre 2020), evitando la «marginalità farmaceutica» denunciata a più riprese dal Santo Padre.

I principi di «giustizia, solidarietà e inclusione — ha detto il teologo morale — devono essere alla base di qualsiasi intervento in risposta alla pandemia». Non meno importanti, in questo orizzonte, sono le implicazioni etiche.

Riferendosi alla Nota della Congregazione per la dottrina della fede sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-covid-19 (21 dicembre 2020), padre Casalone ha ribadito che «quando non sono disponibili vaccini eticamente ineccepibili, è moralmente accettabile utilizzare» quelli «che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione».

Ma esistono anche altre fasi del ciclo di vita dei vaccini che hanno implicazioni etiche. Il semplice «sfruttamento commerciale», per esempio, «non è eticamente accettabile nel campo della medicina e della sanità»: «Gli investimenti in campo medico dovrebbero trovare il loro significato più profondo nella solidarietà umana». «È quindi fondamentale superare la logica del “nazionalismo vaccinale”», ha concluso, mentre «sono necessari, e da sostenere, accordi internazionali per gestire i brevetti in modo da facilitare l’accesso universale al vaccino ed evitare potenziali interruzioni commerciali».

«La crisi del covid-19 ha colpito in modo sproporzionato i poveri, e l’attuale modello di distribuzione del vaccino minaccia di amplificare queste disuguaglianze»: ha esordito nel suo intervento suor Keehan. Di qui lo sforzo della task force di Salute pubblica della Commissione vaticana nel promuovere «una cooperazione globale fondata su una “nuova solidarietà universale”». In particolare, la religiosa delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli ha parlato di «risorse» da mettere a disposizione delle strutture ecclesiastiche locali e delle organizzazioni di tutto il mondo. Tra queste: informazioni cliniche sui vaccini; una guida alle questioni etiche riguardanti gli stessi; alcuni insegnamenti di Papa Francesco su specifiche tematiche; e una guida per le famiglie.

Nel corso del webinar i partecipanti sono anche stati invitati a condividere le proprie riflessioni, suggerendo misure per sviluppare resilienza e unità. Tra i temi emersi, l’importanza di incoraggiare e sostenere l’iniziativa internazionale Covax, Covid-19 Global Vaccine Access Facility, avviata nel giugno 2020 e guidata, tra gli altri, dall’Organizzazione mondiale della sanità, allo scopo di accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini, garantendo un accesso giusto ed equo a tutti i Paesi del mondo.