· Città del Vaticano ·

Previsto lo stanziamento di oltre sette miliardi per aiutare i Paesi più poveri

G7 in campo per i vaccini

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20 febbraio 2021

I vaccini contro il covid sono stati il principale tema discusso nella riunione preliminare del g 7. La posizione generale è «vaccinare tutti», ed è diventata la parola d’ordine in particolare di Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri Dominic Raad ha indetto una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, di cui il Regno Unito detiene al momento la presidenza, per avanzare la proposta di un cessate il fuoco internazionale al fine di permettere la vaccinazione anti-covid a tutte le popolazioni dei Paesi afflitti da un conflitto.

A poche ore di distanza da questa proposta, il presidente francese Macron ha rilasciato un’intervista al quotidiano britannico «Financial Times» in cui ha fatto appello ai Paesi occidentali perché rinuncino al cinque per cento delle loro quote di vaccini per ridistribuirle ai Paesi africani visti «gli ingenti prezzi» sostenuti da quest’ultimi. Infine, il presidente Usa Biden ha annunciato di voler stanziare quattro miliardi di dollari a favore del programma Covax dell’Organizzazione mondiale della sanità.

In totale, gli aiuti previsti dalle potenze mondiali sono pari a sette miliardi e mezzo di dollari. Una cifra che dovrebbe coprire l’enorme divario esistente tra Paesi occidentali e i Paesi del terzo mondo nell’accesso ai vaccini, come ha sottolineato il segretario dell’Onu António Guterres. Guterres ha anche richiesto che tutti i membri del g 20, quest’anno presieduto dall’Italia, si accordino per l’attuazione un piano di vaccinazione su scala mondiale.

Tra i membri del forum mondiale, Cina e Russia hanno già iniziato a distribuire al di fuori dei loro confini i vaccini da loro sviluppati, non solo in Africa, ma anche in Sud America, in Asia e in Europa.

Molti analisti hanno evidenziato le ragioni per le quali i Paesi più ricchi devono occuparsi della distribuzione anche a quelli che non possono accedere ai vaccini. Il bimensile americano di politica internazionale «Foreign Affairs» sottolinea che le ragioni economiche sono le più importanti. Se le popolazioni dei Paesi più poveri non venissero vaccinate, il costo in termini di perdita del pil mondiale da qui al 2025 sarebbe più alto rispetto ai costi di un piano vaccinale per le stesse popolazioni. E proprio in questa ottica sembra ragionare il g 7.

Vi è poi una ragione politica. La promozione di una iniziativa così ampia significherebbe per i paesi occidentali, e in particolare per gli Stati Uniti, la ripresa del multilateralismo nella politica internazionale, uno dei cardini dell’agenda politica del nuovo presidente Biden.

L’ultima ragione, non meno importante, è il fattore umanitario e morale, anch’esso evidenziato dalla rivista americana. Un’azione del genere potrebbe ridurre le disuguaglianze sociali che si sono ampliate in questi ultimi mesi e prevenire la diffusione di nuove violazioni dei diritti umani che da queste disuguaglianze derivano. In tutto il mondo, donne e bambini rischiano di pagare il prezzo più caro di questa crisi, basti pensare ai dati sulla disoccupazione nel mese di dicembre in Italia, ma nei Paesi più poveri ciò significherebbe essere alla mercé di sfruttamento e violenze.

di Cosimo Graziani