· Città del Vaticano ·

New Start e armi nucleari

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19 febbraio 2021

Parlando ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Papa Francesco ha sottolineato — tra i segnali incoraggianti in mezzo a tante criticità — l’entrata in vigore del Tpnw, il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, come pure l’estensione per altri 5 anni del New Strategic Arms Reduction Treaty (New Start), il Nuovo Trattato sulla riduzione delle armi strategiche nucleari fra la Russia e gli Stati Uniti d’America. Una delle pietre angolari dell'architettura del disarmo tra Washington e Mosca e ultimo baluardo del sistema di controllo degli armamenti nucleari che affonda le radici nella Guerra fredda.

Già nell’Enciclica Fratelli Tutti, il Pontefice aveva ribadito che «se si prendono in considerazione le principali minacce alla pace e alla sicurezza con le loro molteplici dimensioni in questo mondo multipolare del xxi secolo, […] non pochi dubbi emergono circa l’inadeguatezza della deterrenza nucleare a rispondere efficacemente a tali sfide». Non è infatti «sostenibile un equilibro basato sulla paura, quando esso tende di fatto ad aumentare la paura e a minare le relazioni di fiducia fra i popoli».

Il New Start — che ha sostituito i precedenti Start i , Start ii e Sort, — è l’unico trattato rimasto a regolamentare gli arsenali nucleari di Mosca e di Washington, i due più grandi del mondo. A firmare l’intesa sulla riduzione delle armi strategiche nucleari, l’8 aprile del 2010 a Praga, furono gli allora presidenti degli Stati Uniti, Barack Obama, e della Federazione russa, Dmitrij Medvedev, fissando il numero massimo di testate atomiche strategiche che ciascun Paese avrebbe potuto possedere. Il nuovo trattato limita i due Paesi a schierare non più di 1.550 testate nucleari strategiche ciascuno e impone un tetto massimo di 700 vettori nucleari dispiegati contemporaneamente (tra velivoli, missili, cacciabombardieri e sottomarini).

Il nuovo regime di ispezione e verifica che sarà istituito consentirà il monitoraggio satellitare e in remoto, nonché ispezioni degli impianti di armi nucleari sia in Russia che negli Stati Uniti. Una intesa — accolta con favore anche dalla Nato e dall’Unione europea — che evita la riapertura della corsa agli armamenti strategici.

A mettere in pericolo il rinnovo del trattato era stata la precedente amministrazione statunitense, in quanto Donald Trump, per rinnovare il New Start, pretendeva che vi aderisse anche la Cina. La nuova amministrazione del presidente Joe Biden ha invece fatto cadere questa precondizione, specificando che lavorerà «per ridurre i pericoli posti dal moderno e sempre più ampio arsenale atomico cinese».

«Soprattutto in tempi di tensione, avere limiti verificabili sulle armi nucleari russe a gettata intercontinentale è di vitale importanza», ha detto il dipartimento di Stato americano, sottolineando che questo patto rende gli Stati Uniti, i suoi alleati e il mondo intero un luogo più sicuro. «Una corsa nucleare senza limiti metterebbe tutti noi in pericolo», ha aggiunto la diplomazia statunitense.

Nell’annunciare la proroga del trattato, il ministero degli Esteri di Mosca ha sottolineato che l’estensione garantisce la «conservazione» di un meccanismo chiave per «mantenere la stabilità strategica».

La proroga di cinque anni, che è quella massima prevista dal trattato New Start, è senza dubbio molto importante per la stabilità internazionale, e darà anche il tempo per negoziare ulteriori riduzioni che potrebbe includere anche altri Paesi detentori di armi nucleari.

Rimangono comunque alcuni decisivi punti da chiarire, soprattutto nel settore delle armi nucleari a raggio intermedio non più sottoposte ad una disciplina internazionale a seguito del rigetto da parte della precedente amministrazione statunitense del Trattato Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty (Inf), che prevedeva la totale eliminazione di tale tipo di armamenti.

Sarà difficile ripristinare tale accordo — siglato a Washington l'8 dicembre del 1987 da Ronald Reagan e da Michail Gorbačëv — essenziale per la stabilità in Europa, dove tali missili erano stati dispiegati.

Continuano a rimanere senza alcun controllo internazionale anche le armi nucleari tattiche di Stati Uniti e Russia, che erano state ridotte unilateralmente a fine del secolo scorso, ma senza alcun accordo specifico e senza alcun controllo. Appartengono a tale categoria di armi fuori controllo anche le armi nucleari tattiche che statunitensi e russi detengono ancora in Europa.

Resta inoltre aperta la questione dell’ammodernamento degli arsenali, non proibito da alcuna norma internazionale, cui stanno procedendo praticamente tutte le potenze nucleari per dotarsi di testate sempre più sofisticate e di vettori sempre più rapidi e precisi.

di Francesco Citterich