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La biblioteca della fede

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19 febbraio 2021

Dei circa seicento libri della biblioteca di Fëdor Dostoevskij censiti dalla moglie Anna Grigor’evna la sezione dei volumi di argomento religioso comprende una sessantina tomi in lingua russa e altri sei in francese. Più o meno essi costituiscono circa un decimo dell’intero fondo librario dello scrittore.

Materialmente se ne sono conservati solo otto. Sette di essi sono presso l’Istituto di Letteratura russa di San Pietroburgo. Invece il famoso Vangelo di Tobol’sk, nella versione della Società biblica russa (1823), donatogli dalla moglie del decabrista Armenkov, che accompagnò Dostoevskij durante i quattro anni di lavori forzati a Omsk in Siberia e che egli sottolineò e graffiò con le unghie durante quella terribile esperienza, è conservato nella Sezione manoscritti della Biblioteca di Stato russa di Mosca.

Se si pensa che in tutto i libri superstiti della biblioteca non superano la trentina di volumi insieme a poco più di una dozzina tra copertine, frontespizi e fogli di guardia, anche in questo caso, si tratta di una cifra significativa attestandosi intorno al trenta per cento circa del materiale librario superstite.

Volendo passare in rassegna i libri religiosi che occupavano gli scaffali di questa biblioteca oggi quasi del tutto scomparsa, è possibile raggrupparli facilmente per soggetto.

Innanzitutto i testi sacri. Oltre al citato Vangelo della Siberia c’erano diverse edizioni del Nuovo Testamento in russo e in francese. La Bibbia era presente nell’edizione sinodale del 1876, mentre a sé stanti vi erano il libro di Giobbe e quello dei Salmi, sempre per i tipi del Santo Sinodo e, ancora separatamente, vi figuravano un Vangelo di Luca e un’Apocalisse in francese stampati a Parigi rispettivamente nel 1860 e nel 1861.

Inoltre c’erano anche le Centoquattro storie sacre scelte, come recita il sottotitolo, dall’Antico e Nuovo Testamento a beneficio della gioventù da Johann Hübner, un insegnante tedesco, le cui Biblische Historien (1714), un volgarizzamento del testo biblico, erano diventate un volume assai popolare tra il Settecento e l'Ottocento e anche per Dostoevskij, stando ai ricordi del fratello Andrej, questo era stato «il suo primo libro di lettura» (Andrej Dostoevskij, Vospominanija, ed. 1930).

Un posto sicuramente rilevante tra i libri religiosi era occupato dalle opere di spiritualità equamente suddivise tra autori classici e moderni. Tra i classici figurano l’Omelia sul salmo 6 di Anastasio Sinaita ( vii secolo), i Discorsi ascetico-spirituali di Isacco il Siro, uno dei libri i più amati dallo scrittore russo, che più volte ritorna quasi come un “memento” spirituale anche nei Fratelli Karamazov. Poi c’erano i testi di Marco l’eremita ( v secolo), nello specifico I consigli della ragione alla propria anima e Il discorso sul pentimento e anche i Dodici discorsi di Simeone il Nuovo Teologo, nelle edizioni di Optina pustyn’. È possibile che Dostoevskij abbia ricevuto alcuni di questi libri, tutti appartenenti alla Biblioteca di letteratura spirituale di Optina, attiva fin dal 1847, durante il suo soggiorno nel monastero nel giugno del 1878, allorc V. Solov’ev vi si era recato per ricevere conforto dopo la morte del figlio di tre anni Aleša.

Qui ebbe anche l’occasione di fare conoscenza con lo starec Amvrosij la cui benedizione per la moglie, come lei stessa ricorda, sarebbe risuonata anche sulla bocca dello starec Zosima nei Fratelli Karamazov per la madre addolorata per la morte del figlioletto di tre anni (Anna Grigor’evna, Vospominanija, ed. 1987).

Anche le antologie di vite e testi di santi padri erano ben rappresentate, tra queste i popolari Čet'i-Minei, letteralmente Letture mensili, un libro importante della religiosità russo-ortodossa con biografie, pii aneddoti, discorsi, precetti, oppure Lo spicilegio estatico per il nutrimento dell’anima (1876), una antologia di testi dei Padri greci redatta da Paisij Veličkovskij, più conosciuto per un’altra importante raccolta la Dobrotoljubie (1793), la versione in slavo ecclesiastico della Filocalia (1 a ed. in greco 1782), che sarebbe stata successivamente tradotta in russo dal monaco Teofane il Recluso (1815-1894).

La tradizione ortodossa è significativamente rappresentata dalle opere del metropolita di Mosca Filarete († 1867) in particolare i suoi discorsi e il Colloquio tra un credente e uno scettico sulla vera dottrina della Chiesa greco-ortodossa nella versione francese. È presente anche Ioann Maksimovič, vescovo di Tobol’sk e di tutta la Siberia († 1715), di cui Dostoevskij possedevaa La Via Reale alla Croce, una rielaborazione letteraria della Via regia Crucis del padre benedettino Benedictus van Haeften (1588-1648), priore dell’abbazia di Affligem in Belgio. Un libro che sarebbe stato anche la lettura preferita di monaci e laici al tempo dello starčestvo a Optina pustin’ tanto che fu proprio in questo monastero ad essere approntata la prima traduzione in lingua russa ad opera dello ieromonaco Kliment (1882).

Poi ci sono i volumi di Tichon di Zadonsk († 1783), la cui figura avrebbe esercitato una grande influenza tanto nel progettato romanzo Vita di un grande peccatore quanto ne I demoni. Accanto a queste, si contano le opere di Innocenzo, arcivescovo di Cherson e della Tauride, conosciuto come il “Crisostomo russo” († 1857), e i libri di Ignazio Brjančaninov († 1867), vescovo del Caucaso e del Mar Nero, che pure ha legato il suo nome alla Filocalia e a una nuova edizione accresciuta della stessa (1857) e a diversi altri testi di spiritualità come La parola sulla morte posseduto anche da Dostoevskij.

Un altro volume presente nella sua biblioteca è il Racconto della peregrinazione e del viaggio in Russia, Moldavia, Turchia e Terra Santa, del monaco Parfenio del Sacro Monte Athos (2 a ed. 1856), un libro molto apprezzato dallo scrittore per la semplicità dell’esposizione, che si portò con sé all’estero e dove a pagina 19 della seconda parte ha lasciato uno schizzo di una cattedrale gotica con altre annotazioni a margine a matita. Per quanto riguarda i classici della spiritualità occidentale un posto di rilievo è occupato dalla Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis, probabilmente nella nuova versione di K. L. Pobedonoscev (1869). Poi ci sono diverse opere di altre confessioni cristiane. Per esempio i testi del pastore protestante svizzero, Eugène Bersier, del sacerdote anglicano Fredric Farrar e libri su altre religioni come quelli sull’ebraismo di Daniel Abramovič Chvolson o di Aleksandr Gusev su buddismo e cristianesimo.

Naturalmente questo sommario excursus dei “libri della fede” della biblioteca di Dostoevskij non copre tutte le letture che egli aveva fatto a riguardo. Sappiamo infatti che durante il viaggio in Europa (1867-1871) Pavel Isaiev, il figlio della sua prima moglie, Marija Dmitrievna, aveva venduto diversi volumi ai librai di San Pietroburgo e tra questi probabilmente c’erano anche opere di argomento religioso. Inoltre dalle note dei suoi quaderni apprendiamo di volumi che aveva in mente di comprare, per esempio il Grande Menaion del metropolita Macario (nota del 21 giugno 1872) oppure le Confessioni di sant’Agostino (nota mese di marzo del 1876). Li avrà acquistati? Dal catalogo non risultano. Ma si sa che un catalogo è solo una mappa molto approssimata delle letture che si fanno o non si fanno.

La realtà è un’altra e forse solo l’opera di Dostoesvkij riesce a dare meglio conto della profondità spirituale a cui è stato capace di giungere, di gran lunga superiore alla somma di tutte letture che egli avrebbe potuto fare sul tema della fede.

di Lucio Coco