· Città del Vaticano ·

Il vescovo Yaldo sulla visita del Papa in Iraq

Tra un popolo
che chiede speranza

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16 febbraio 2021

La voce squillante ed emozionata di monsignor Basel Yaldo arriva all’altro capo del telefono che trasuda gioia e speranza: «È con tutto il cuore che il popolo aspetta il Papa qui in Iraq», dice. Il vescovo ausiliare di Baghdad e coordinatore per la Chiesa irachena della visita del Pontefice, prevista dal 5 all’8 marzo prossimi, sa bene di trovarsi davanti a un avvenimento senza precedenti: è la prima volta che un successore di Pietro si recherà in questo Paese dell’Asia occidentale. «Per noi rappresenta un evento storico, sono decenni che attendiamo». Ora, finalmente, il momento è arrivato.

Il motto del viaggio è «Siete tutti fratelli» e nel logo c’è una colomba, simbolo di pace. In qualche modo rappresentano la sintesi di ciò che il popolo desidera?

L’Iraq soffre ancora tanto per le guerre e gli attentati terroristici: noi vogliamo ottenere questa pace. E siamo sicuri che la visita del Papa porterà speranza a tutti gli iracheni, non solo ai cristiani. Come recita il motto, noi vogliamo vivere come fratelli, senza più guerre, senza più terrorismo.

Il viaggio di Papa Francesco inizierà dalla capitale, Baghdad. Ma quali saranno le altre tappe importanti?

A Baghdad il Papa si incontrerà con le autorità irachene e nella cattedrale caldea celebrerà la santa messa. Visiterà anche la cattedrale di rito siro-cattolico nella quale, a causa di un bombardamento, nel 2010 persero la vita 48 persone, tra le quali due sacerdoti. Tappa molto importante sarà anche quella ad Ur dei Caldei, da dove Abramo partì per la sua missione: qui si svolgerà un incontro di tutte le religioni presenti in Iraq, al quale seguirà un momento congiunto di preghiera. A Mosul, città della quale sono originari la maggioranza dei cristiani della nazione, il Papa pregherà per le vittime delle violenze che si sono consumate durante l’occupazione dell’Isis: da questa terra sono fuggiti più di centoventimila cristiani in una sola notte, abbandonando le proprie case per non essere uccisi.

Il Papa si recherà anche a Quaraqosh. Sarà anche questo un altro momento fondamentale del viaggio?

Certamente. È da questo piccolo villaggio cristiano della Piana di Ninive che, infatti, arriva l’aiuto ai cristiani sfollati, affinché possano tornare nelle loro terre. Il Papa si recherà lì per portare la solidarietà della Chiesa. Ma non bisogna dimenticare un’altra tappa: quella ad Erbil, nella regione del Kurdistan. La santa messa che il Pontefice celebrerà nello stadio Franso Hariri ha un significato profondo: il Santo Padre arriva per tutto il popolo dell’Iraq, senza alcuna distinzione.

Secondo lei, quali saranno i frutti di questo viaggio?

Il primo frutto sarà la speranza. E poi la fraternità. Come recita la frase che abbiamo scelto per il motto della visita, dobbiamo sentirci tutti fratelli, vivere come fratelli. La pace deve essere il nostro obiettivo. E il Papa verrà per aiutarci a diventare davvero un popolo unito.

di Federico Piana