· Città del Vaticano ·

Storie di ieri
Storia di Charles Vincent Paterno, costruttore di alcuni degli edifici più alti del suo tempo a New York

Montagne altissime in città

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
16 febbraio 2021

«Short, serious, successful». Quando Carla Ann Cappiello Golden descrive il suo bis-nonno, in base a quanto scoperto «dai libri o tramandato dai parenti», usa questi tre aggettivi. Charles Vincent Paterno, d’origine italiana e tra i più grandi costruttori di New York, oltre a essere un uomo serio e di successo, era basso. Ma perché questa dovrebbe ritenersi un’informazione primaria? Al termine della corrispondenza con la donna, chi scrive s’interroga sul significato da attribuire a short: se il termine andasse inteso come pratico? Ogni dubbio tuttavia scompare con l’addentrarsi nella storia dei Paterno. Una storia in cui l’ossessione dell’altezza, nel senso di aspirazione dell’uomo all’infinito e desiderio di elevarsi dalle cose terrene, sempre torna.

Charles V. Paterno è stato uno dei primi costruttori di grattacieli destinati a disegnare il profilo della Grande Mela. «Non ha costruito i grattacieli di oggi — precisa Cappiello Golden — ma ha dato vita ad alcuni degli edifici più alti del suo tempo: addirittura condomini di 15 piani». Sul suo sito web «Marabella.family», c’è una tabella sui palazzi realizzati a Manhattan da Charles V. e dagli altri Paterno, con tanto di localizzazione (la maggior parte si trova nell’Upper West Side), numero di piani, nome (dal Santa Maria al Colosseum) e sorte («Finora ho identificato 142 edifici costruiti dai Paterno, di cui solo 10 risultano demoliti»).

Un prospetto che riporta il lettore indietro nel tempo. Perché se il primo edificio (San Marino) costruito da Paterno è del 1900, il 1885 è l’anno in cui l’avventura comincia e il futuro costruttore giunge, a soli 7 anni, insieme alla mamma Carolina e ai fratelli, in America. Da Castelmezzano, un piccolo villaggio montano in provincia di Potenza, i Paterno viaggiano per raggiungere il capofamiglia Giovanni, stabilitosi per primo a Manhattan e riuscito a farsi strada nell’edilizia. Charles V., nato nel 1878 col nome di Canio Paternò, diventa cittadino americano e, dopo un’infanzia da strillone, si laurea in medicina alla Cornell Medical School (per pagarsi gli studi brevetta un marchingegno per l’illuminazione) decidendo infine di proseguire il mestiere del padre, morto all’improvviso. Il dreamer boy non smette di alzare lo sguardo verso l’alto, di costruire una vita all’altezza dei sogni.

«Sono molto orgogliosa di ciò che il mio bisnonno (il padre del padre di mia madre) da emigrante, realizzò — dice la nipote —. Non l’ho mai conosciuto (lui è morto nel 1946, io sono nata nel 1969) ma, grazie alle mie scoperte, lo ammiro moltissimo».

La vicenda è anche oggetto del libro di Renato Cantore Il Castello sull’Hudson. Charles Paterno e il sogno americano (Rubbettino 2012, tradotto in inglese nel 2017). Sono pagine sull’emigrazione, sulla memoria e sul citato sogno americano. Si può dire del resto che memoria e sogno si fondano nell’esistenza stessa di Paterno, il quale, con l’idea fissa dell’altezza (sale su uno sgabello al momento delle fotografie), fa fortuna costruendo nei punti più alti della città: sono gli edifici giganti a ricordargli le montagne del paese, le radici. «Scherzava su questo suo desiderio di vivere in posti dai quali si potesse guardare il mondo dall’alto. “Sono nato in un paesino di montagna, con i tetti delle case che sembravano toccare il cielo. E mi è rimasta dentro, come un dono di natura, una certa voglia di infinito”», si legge nel libro su Paterno, le cui gesta si rintracciano sui giornali statunitensi. Ai tempi il «New York Times» descrive le costruzioni imponenti (e la donazione di 20 mila libri alla Casa italiana della Columbia University) del visionario con la mente a Castelmezzano. «Non ci sono mai stata — risponde Cappiello Golden — ma mi piacerebbe visitare il paese» detto Dolomiti del Sud. E proprio come un monte è alto il Paterno Castle che il self made man costruisce sulla cima di Manhattan per risiedervi con moglie e figlio. «Una struttura — commenta la nipote — unica, romantica», demolita nel 1938 per far spazio alla città giardino, Castle Village, 5 torri, 12 piani, sulla strada intitolata a Madre Cabrini, patrona degli emigranti.

Oltre a esso e all’Hudson View Gardens, Paterno — «un genio» per il sindaco di New York La Guardia — dà vita a palazzi («il Paterno è il mio preferito», afferma Carla circa l’edificio pure location di film) «sempre più alti, grazie anche all’utilizzo di moderni, veloci e affidabili ascensori elettrici». Un esempio è il non più esistente «Marguery, il primo vero grattacielo per appartamenti (…), uno dei più importanti complessi edilizi della Midtown».

A 68 anni il costruttore viene a mancare. Lascia irrealizzato l’ultimo sogno: la Paterno Tower, l’edificio più alto del mondo, «torre di 100 piani, più alta della Tour Eiffel (…), destinata a guardare dall’alto in basso i grattacieli di Manhattan». Oggi, la favola, sua nipote desidera «tramandarla ai giovani familiari, per conoscere chi c’è stato prima». Tra tutti Charles Vincent Paterno, con gli occhi all’insù per sentirsi a casa.

di Enrica Riera