· Città del Vaticano ·

«Autobiografia di Petra Delicado» di Giménez-Bartlett

Tra una nave e l’altra

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13 febbraio 2021

Una donna alle prese con il racconto della sua vita. E se fin qui è già successo, in Autobiografia di Petra Delicado (Palermo, Sellerio 2021, pagine 464, euro 15, traduzione di Maria Nicola) accade qualcosa di più. Che abbiate amato le indagini di questa poliziotta barcellonese di strada, femminista, idealista e grandissima consumatrice di suole, o che sia invece la prima volta che la incontrate, la lettura dell’ultimo romanzo di Alicia Giménez-Bartlett avrà molto da dirvi.

Si racconta dall’infanzia, Petra Delicado, terzogenita («eravamo tre femmine, e a questo non c’era rimedio») di una coppia di repubblicani e, soprattutto, di una madre «grandiosa» che è un miscuglio tra Anna Magnani, Irene Papas e Maria Callas, una donna dalle severissime regole di «urbanità» ma disinvolta nelle questioni etiche di fondo («autorizzava o proibiva a seconda dell’umore», e considerando che di sorrisi se ne vedranno pochi, il dado è tratto). Il racconto procede dunque tra famiglia d’origine, scuola, primi amori e incontri nella Spagna del dittatore Franco ormai al tramonto; quindi l’arrivo all’università allo scoppio delle proteste studentesche, le scelte fatte, condizionate anche quando in apparenza libere (perché viviamo in contesti che segnano, ben più di quanto non si sia disposti ad ammettere). E ancora le relazioni sbagliate, gli errori («Io, Petra Delicado, l’indomita e la selvaggia, la ribelle con la fama della ragazza intelligente, non fui capace di valutare che stavo precipitando nel modo più tradizionale e rognoso di concepire l’amore: il cosiddetto progetto comune»), ma anche l’intelligenza di capirli («Era questa la vita? Non accorgersi nemmeno di aver rinunciato all’essenza delle proprie idee, di se stessi?»). Poi, finalmente, l’illuminazione che le fa intravedere il suo posto nel mondo, e la conferma di saperlo “occupare” bene.

Radicato nella Storia, il romanzo è anche un prezioso ritratto della Spagna recente alle prese con dubbi, responsabilità e traballanti testimonianze. Splendida riflessione sul senso della memoria personale («Ci sono momenti del mio passato in cui non mi riconosco. Sono la stessa persona?») e su quello della vita (tante le grandi domande che ritornano nello sguardo della protagonista; pochissime, per fortuna, le risposte), Autobiografia di Petra Delicado è anche un interessante esperimento letterario nella misura in cui Giménez-Bartlett sposta la messa a fuoco dal delitto al personaggio. Operazione ardita, resa possibile da tutto ciò che ha preceduto questa autobiografia, e cioè i tanti gialli della scrittrice spagnola; quelli in cui — tra durezza, attenzione, rivendicazione e ironia («Saper ridere mi sembra una prova di intelligenza, di libertà, un atto di ribellione […], uno spiraglio sull’ineffabile») — abbiamo seguito Petra Delicato investigare tra dolore, paure, abitudini distorte, chiusure mentali e tante ingiustizie, senza però mai banalizzare o banalizzarsi.

Autobiografia di Petra Delicado è infine anche l’appassionata bellezza di una vita che ha il coraggio di inchiodare, sterzare, di invertire completamente la rotta. Forse perché sin da bambina ha imparato ad affrontare gli inciampi (la destituzione «seduta stante» da direttrice del giornalino scolastico è una perla), fatto sta che il racconto dell’investigatrice che qui investiga se stessa coglie alla perfezione quel difficile momento della vita, quell’attimo di buio assoluto tra quando hai chiuso con il passato ma ignori ancora completamente il futuro. È questione di una frazione di secondo, ma è una frazione che necessita di infinito coraggio. Per questo nella maggior parte dei casi decidiamo di lasciare perdere, di continuare a navigare nel mare del noto anche se le cose non vanno; anche se più che vivere, galleggiamo nel grigio stanchi e sfibrati.

Invece Giménez-Bartlett racconta proprio quell’attimo, che più che attimo è un modo di vivere, di affrontare la tempesta. «Le mie navi incendiate fumavano ancora sulla costa e non ne avevo altre per rimettermi in mare».

di Giulia Galeotti