· Città del Vaticano ·

La cerimonia al Quirinale

Giura il governo Draghi

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
13 febbraio 2021

A mezzogiorno al Quirinale ha giurato nelle mani del capo dello Stato, entrando nelle sue funzioni, il nuovo presidente del Consiglio, Mario Draghi, sostenuto da una nuova maggioranza composta da tutte le formazioni politiche presenti in Parlamento, tranne Fratelli d’Italia.

Mezz’ora dopo anche l’esecutivo al completo aveva ripetuto davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la formula di rito. Una cerimonia ridotta al massimo nei passaggi formali e senza pubblico per consentire il rispetto delle misure anticontagio, a cominciare dall’uso della mascherina. Il segretario generale della presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, ha tenuto la verbalizzazione, chiamando uno ad uno i nominati dal capo dello Stato su proposta di Mario Draghi. Nel salone dei Corazzieri la formalità della foto di rito ha suggellato il varo del nuovo governo, senza mascherina per l’occasione, ma con un ferreo distanziamento a testimonianza dell’eccezionalità dei tempi. Otto ministri scelti fra i cosiddetti «tecnici», 15 fra i «politici». Otto le donne, tre delle quali scelte fra figure di alto profilo: il prefetto Luciana Lamorgese, riconfermata all’Interno; Cristina Messa, già rettore della Bicocca, all’Università e ricerca: Marta Cartabia, presidente emerito della Corte costituzionale, alla Giustizia.

Mario Draghi ha selezionato i ministri riconfermandone alcuni in ruoli chiave. Una delle novità principali dell’esecutivo è l’introduzione del ministero per la Transizione ecologica, nato per fusione dall’ex ministero dell’Ambiente con le competenze relative in materia energetica: sarà affidato al fisico Roberto Cingolani, responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo spa.

Un altro dei cambiamenti riguarda il ritorno alla divisione delle deleghe al Turismo e alla Cultura: quest’ultima al riconfermato Dario Franceschini, mentre il Turismo è affidato a Massimo Garavaglia. Altro ministero chiave, lo Sviluppo economico, va a Giancarlo Giorgetti. Di peso la scelta del nuovo ministro dell’Istruzione, fortemente voluto da Draghi, il professor Patrizio Bianchi, che su indicazione del ministro uscente Lucia Azzolina era alla guida della task force ministeriale incaricata di portare fuori la scuola dalla crisi dovuta alla pandemia. Una scelta nel segno della continuità, dunque.

Come nel segno della continuità si può ascrivere la riconferma di Roberto Speranza al ministero della Salute, che ha in mano il dossier della lotta al virus. Anche in politica estera palazzo Chigi torna ad affidare la Farnesina a Luigi Di Maio.

Particolarmente caloroso e toccante è stato il saluto dei dipendenti di palazzo Chigi al presidente uscente, Giuseppe Conte, dopo la tradizionale cerimonia dello scambio della campanella con il successore. Lunghi applausi l’hanno accompagnato mentre il nuovo esecutivo iniziava la prima seduta di Consiglio.