· Città del Vaticano ·

PUNTI DI RESISTENZA
«Ti ho visto negli occhi» sul rapimento di Anna Bulgari e del figlio Giorgio nel 1983

Ferite da rimarginare

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13 febbraio 2021

Ci riportano indietro di 38 anni le parole di Anna Bulgari e di suo figlio Giorgio Calissoni, che nel documentario Ti ho visto negli occhi — ideato e scritto da Vania Colasanti con la regia di Andrea Menghini, disponibile su RaiPlay — ripercorrono il loro sequestro, la drammatica prigionia alla quale furono costretti per 35 giorni: dal 19 novembre al 24 dicembre 1983. Entrambi parlano con precisione, con toccante asciuttezza di quel «sequestro che ha sfregiato il cuore di una famiglia», che ha scolpito «una delle pagine più brutali dei sequestri», dice uno degli interventi della voce narrante.

Non molti, in verità, perché la ricostruzione di quella dolorosa vicenda è affidata in larghissima parte alle testimonianze di una madre e di un figlio che faticosamente, ma con grande lucidità, hanno trovato la forza di ripercorrere l'incubo, di tornare a quella ferita che ha segnato la loro vita. «Furono 35 giorni di terrore — dice Anna Bulgari — non pensavo di tornare viva. Certe ferite non si rimarginano mai». A lei, donna forte, colta, elegante e credente — scomparsa a 93 anni il 22 maggio scorso — è dedicato questo intenso documentario pensato e realizzato per non dimenticare, e per lei suo figlio Giorgio ha aperto pubblicamente, per la prima volta, le porte del suo triste ricordo. Ai loro pensieri si affiancano le parole delle due figlie e della moglie di Giorgio, e quelle di Maria Teresa Mauri, amica ed ex insegnante del ragazzo, presente con la sua famiglia nella villa al momento del sequestro. L’efficace narrazione è completata da fotografie, da pagine di giornale e dai sempre preziosi materiali di repertorio contenuti nelle teche Rai, documenti capaci di facilitare l’immersione in un’epoca, di contribuire a mantenere viva una memoria che in questo caso è quella privata di una famiglia obbligata a un’assurda sofferenza, e quella su un frammento più ampio di storia italiana recente: la cupa stagione dei sequestri di persona.

Ti ho visto negli occhi (titolo che nasce dal fatto che Giorgio riuscì a vedere il volto di uno dei rapitori) attraversa in modo lineare, cronologico, minuzioso, i fatti a partire da quel tardo pomeriggio di un sabato autunnale nella tenuta di Aprilia: l’azienda di famiglia costruita negli anni Cinquanta per coltivare prima vino e poi olio. Qui Anna, che allora aveva 57 anni, e Giorgio, che ne aveva appena 17, furono caricati a forza sulla loro Fiat 132 da un gruppo di banditi armati e poi costretti a camminare bendati dentro un bosco per tutta la notte, prima di essere reclusi in una tenda per un lungo, durissimo, periodo. «Se ci guardi in faccia ti ammazziamo», dissero subito al ragazzo, e da lì fu un susseguirsi di minacce di morte e notti al freddo, di violenza morale e fisica culminata con il taglio dell’orecchio al giovane, dopo il blocco dei beni voluto dalla magistratura, con sua madre costretta ad assistere impotente a tanta atrocità. Anna perse 10 chili; Giorgio addirittura 14, prima che entrambi fossero liberati il 24 dicembre in seguito al pagamento di un riscatto calcolato in 4 miliardi di lire.

È una storia di patimento, di profonda ingiustizia subita da persone innocenti, quella narrata in Ti ho visto negli occhi, ma è anche il racconto del profondo legame, del sostegno e della forza che una madre e un figlio si sono scambiati vicendevolmente durante l’orrore. «La cosa che mi ha fatto più coraggio — racconta Calissoni nella prima intervista rilasciata al Tg1, pochi giorni dopo la liberazione — è stata la presenza di mia madre». Accanto a loro, in quel tempo così angosciante, c’è stata la fede: «Pregare in continuazione — aggiunge Calissoni nel repertorio Rai — e sperare che la provvidenza divina facesse concludere tutte queste cose nella maniera migliore e più rapida possibile».

di Edoardo Zaccagnini