· Città del Vaticano ·

Il governo espelle oltre 100 persone
La Croce Rossa interviene sulle condizioni alla frontiera con la Bolivia

Crisi migratoria in Cile

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12 febbraio 2021

Nei giorni scorsi un gran numero di migranti, in prevalenza venezuelani e un gruppo più piccolo proveniente dalla Colombia, ha raggiunto i piccoli paesi di Colchane e Huara, in Cile, per fuggire dalla violenza e dalla fame. Secondo le prime stime sarebbero più di 1.800 gli stranieri che tra la fine di gennaio e la prima decade di febbraio sono entrati in Cile dal desertico confine nord con la Bolivia nella regione di Tarapacá, esattamente al valico di frontiera tra il piccolo comune cileno di Colchane, e quello boliviano di Pisiga, in una zona andina a più di 3.600 metri di altitudine, conosciuta come "la grande terra degli Aymara". Mercoledì scorso, in un solo giorno, 138 di loro sono stati rimpatriati. E ora almeno altri 1.000 rischiano l'espulsione.

La situazione si è fatta a dir poco complessa e la pandemia ha contribuito a innalzare il clima di tensione tra i migranti e i pochi residenti locali. Il sindaco di Colchane, Javier García, ha chiesto sia al governo cileno che a quello boliviano di intensificare i controlli per impedire l’ingresso irregolare di altri migranti, dicendosi "sopraffatto e impotente". Il presidente Piñera, nei giorni scorsi, ha firmato un decreto per raddoppiare la presenza delle Forze Armate e consentire alle stesse di pattugliare il confine.

Due mercoledì fa due migranti, un venezuelano e un colombiano, hanno perso la vita mentre tentavano di entrare in Cile. Sembrerebbe siano morti di ipotermia a causa delle temperature molto basse nella zona montuosa.

Le organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani hanno denunciato la drammatica condizione dei migranti. E hanno lanciato nei giorni scorsi un’iniziativa denominata “Nessun essere umano è illegale”, per esortare ad affrontare la problematica come un’emergenza umanitaria, con vere politiche di accoglienza per queste persone completamente vulnerabili, spesso vittime della tratta e di fenomeni discriminatori, razzisti e xenofobi.

L’unica forma di assistenza che viene fornita loro, al momento e per quanto possibile, è il controllo sanitario in materia di misure anti-covid. La Croce Rossa (Cri) ha emesso un bollettino che riflette sulla vulnerabilità dei migranti e sull’alto rischio di contagio vista la situazione attuale: molti dei provvedimenti per limitare le possibilità di contagio non possono essere rispettati a causa del sovraffollamento, della mancanza di accesso all’acqua e agli articoli per l’igiene ed è forte la preoccupazione per le capacità delle strutture sanitarie locali; spesso i migranti arrivano in condizioni di salute precarie, soggetti a disidratazione, ipotermia, polmonite, ipertensione, malnutrizione, diabete e ipossia a causa dell’altitudine; la maggior parte di loro poi non dispone di dispositivi di protezione individuale o utilizza mascherine deteriorate. Dal rapporto della Cri si evince che tra novembre 2020 e gennaio 2021 c'è stato un aumento del 530% dei migranti nella zona desertica.

Secondo gli analisti, il Cile, nonostante l’ondata di poteste che periodicamente attraversa il paese dall’ottobre 2019, resta molto attraente per i migranti grazie alla sua stabilità politica ed economica. Attualmente ospita 1,4 milioni di migranti, oltre il 7% dell'intera popolazione.