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Le origini dell’arcidiocesi di Rossano-Cariati nel libro di Gaetano Federico

Alle sorgenti di una storia

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12 febbraio 2021

Risalire la corrente di un fiume per andare alle sorgenti, riscoprire e visitare le origini di una Chiesa locale per aprire percorsi nuovi in grado di trasmettere quella ricchezza di storia che caratterizza il presente guardando contemporaneamente al futuro. Da questa ispirazione ha preso piano piano corpo il libro di Gaetano Federico Arcidiocesi di Rossano tra Oriente e Occidente. Dalle origini alla fine del rito greco (vii-xiv secolo) (Editoriale Progetto 2000, Cosenza, 2020, pagine 144, euro 12), accompagnato dalla presentazione dell’arcivescovo di Rossano-Cariati, Giuseppe Satriano, e da un’ampia prefazione di Gioacchino Strano, docente di storia bizantina all’Università della Calabria. L’autore, direttore dell’Archivio storico diocesano locale, tramite un’accurata ricerca storica conduce il lettore in un affascinante viaggio che copre un lungo periodo, partendo dalle origini dell’arcidiocesi di Rossano, preceduta dalla sede episcopale di Thurio, per passare poi alla discesa dei normanni in terra calabra e nella stessa arcidiocesi segnata dalla presenza bizantina sin dai secoli precedenti. Si deve proprio a questi ultimi la denominazione della regione italiana che comprendeva fino ad allora l’antica Regio iii augustea Lucania et Bruttii e l’antica Calabria (Salento e Terra d’Otranto, corrispondente all’incirca alla Puglia meridionale): nel corso del settimo secolo il termine “Calabria” passò a indicare la terra odierna, facente parte, con l’omonimo ducato, del thema di Sicilia. In seguito, Rossano divenne sede vescovile, suffraganea della metropolia di Reggio, in piena comunione con la Chiesa costantinopolitana.

Un’opera, questa, si sottolinea nella prefazione, che aggiunge «un tassello alla storia generale della gloriosa città di Rossano e del suo ruolo di cerniera fra culture e tradizioni diverse». Nel volume si assiste infatti a una “costruzione” di ponti che uniscono dove don Gaetano Federico, nel suo doppio ruolo di «uomo di cultura e di pastore di anime», fornisce utili strumenti di conoscenza che permettono di guardare al passato con una visione più approfondita e lineare. Scorrere le pagine è un’occasione per arricchirsi di nuove tessere in grado di ricomporre un vissuto ormai lontano dalla presente realtà ecclesiale. Ed ecco così la cronotassi dei vescovi di Rossano presentata scrupolosamente per dare un quadro più conforme al vero, avvalendosi anche di documenti d’archivio che vengono corredati da traduzioni in italiano. Scoprendo, a esempio, come i normanni rispettarono, pur giurando fedeltà al vescovo di Roma, l’elemento etnico e culturale greco, promuovendo altresì la fondazione di nuovi monasteri latini, di ispirazione benedettina, favorendo nel meridione lo stanziamento di componenti etniche provenienti da altre aree italiane ed europee. Fatto, questo, agevolato dal carattere distintivo di un territorio che ha fatto dell’accoglienza il suo “marchio di fabbrica”: qui vi hanno trovato rifugio monaci provenienti dalla Sicilia e dall’area siro-palestinese e si insediarono anche comunità armene ed ebraiche. «Dalla sede apostolica di Thurio sino alla trasformazione nella città di Rossano — scrive nella presentazione monsignor Satriano — dalla presenza bizantina a quella normanna; dalla fedeltà al mondo greco sino al passaggio al rito latino il libro ci conduce in un percorso illuminante. Ritrovare la centralità di questo piccolo lembo di Chiesa calabrese, all’interno di un’evoluzione storica importante non solo per l’Italia ma per tutto l’Occidente, è forte provocazione a individuare strade significative per il presente».

In conclusione del testo, due appendici: una documentaria, con una breve cronologia dei vescovi descritti e con alcune foto riguardanti monumenti e personaggi del tempo bizantino, normanno-svevo e angioino; e la trascrizione di un intervento di Filippo Burgarella, docente di Storia e civiltà bizantina all’Università della Calabria, a cui il libro è dedicato.

di Rosario Capomasi