· Città del Vaticano ·

Dedicata a nonni e anziani la Giornata mondiale istituita di recente dal Papa

Risorsa preziosa
del popolo di Dio

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11 febbraio 2021

L’istituzione della Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, la cui prima celebrazione avrà luogo nel cuore dell’Anno Famiglia Amoris laetitia, è un atto coerente con il magistero precedente di Papa Francesco e con la sua ecclesiologia popolare e sinodale. Lo dimostra la scelta di annunciarla in prossimità della festa della Presentazione di Gesù al Tempio, quando Simeone e Anna, illuminati dallo Spirito Santo, riconoscono e accolgono in Gesù il Messia. I due anziani fanno parte di quegli anawim che riempiono i primi capitoli del Vangelo di Luca e formano il «popolo umile e povero» che, secondo quanto dice il profeta Sofonia, «confiderà nel nome del Signore» (Sof 3, 12). Sono, come i pastori che si stringono attorno alla grotta di Betlemme, persone periferiche nella società dell’epoca, ma centrali nel disegno di Dio tanto che, proprio a essi, Egli si manifesta.

Dopo l’Angelus di domenica 31 gennaio, il Santo Padre, sottolineando che i nonni e gli anziani custodiscono «le radici dei popoli», ha offerto una chiave per comprendere più in profondità questa nuova iniziativa del suo pontificato. Come portatori e trasmettitori della saggezza, della cultura e dell’esperienza religiosa del popolo, gli anziani ci aiutano a vivere «l’intensa esperienza di essere popolo, l’esperienza di appartenere a un popolo» (Evangelii gaudium 270). Infatti, Papa Francesco spiega — in una intervista ad Antonio Spadaro che accompagna il volume  Nei tuoi occhi è la mia parola (2016) — che «la storia è costruita da questo processo di generazioni che si succedono dentro un popolo», un processo che si fa «con l’impegno in vista di un obiettivo o un progetto comune». A partire da questa categoria storica e mitica di «popolo», caratteristica della teología del pueblo, si comprende meglio il ruolo degli anziani sia nella società che all’interno del santo popolo fedele di Dio.

In continuità con Evangelii nuntiandi e con le assemblee dell’episcopato latino-americano, Francesco approfondisce l’ecclesiologia conciliare del popolo di Dio e contribuisce a descriverlo a partire dai volti e dalle esperienze degli uomini e delle donne. I nonni e gli anziani (parole che nel lessico di Francesco sono in larga parte sovrapponibili) ne fanno parte a pieno titolo e spesso sono coloro che trasmettono la «pietà popolare», espressione di «un senso acuto degli attributi profondi di Dio» ( En , 48) e «manifestazione di una vita teologale animata dall‘azione dello Spirito Santo» ( Eg 125). Il Papa crede nella forza attivamente evangelizzatrice della pietà popolare, eppure la considera un patrimonio dal quale troppo poco si attinge. Insiste per questo sul valore della preghiera degli anziani e sul loro compito nella trasmissione della fede. Identifica, cioè, la loro missione specifica all’interno delle comunità ecclesiali e in qualche modo individua per loro uno spazio definito.

Riconoscere il valore ecclesiale della fede vissuta dai semplici è uno dei tratti di questo pontificato destinati a modellare il futuro della Chiesa. La scelta di istituire le Giornate mondiali dei poveri e quella dei nonni e degli anziani sono in profonda sintonia, poiché manifestano che poveri e anziani non sono “clienti” della Chiesa, ma una parte rilevante del laicato cattolico. È come se il Santo Padre ci aiutasse a guardare a campi che biondeggiano e dei quali non ci eravamo accorti: un popolo numeroso che accompagna la vita delle nostre comunità, sostenendole, e che finora abbiamo troppe volte ignorato. Guardando al popolo di Dio, arricchito della presenza dei poveri e degli anziani, lo si scopre più vasto e composito e ci si apre a una visione meno pessimistica o arroccata della vita della Chiesa. In questa prospettiva, si comprende meglio l’impeto di stizza con il quale il Papa si riferisce a quanto accaduto in questi mesi di pandemia, in particolare nelle residenze per anziani: «Non dovevano morire così!» come se non fossero parte del santo popolo fedele di Dio.

Aggiungendo alle due giornate appena citate l’istituzione di quella della Parola di Dio, si comprende come l’ecclesiologia del popolo di Dio e la riscoperta della Bibbia siano legate in un progetto che affonda le sue radici nel Vaticano ii .

È significativo, inoltre, che Papa Francesco parli delle nonne nella lettera inviata al cardinale Ouellet a proposito della missione dei laici (19 marzo 2016). Questa menzione conferma l’intuizione che egli consideri gli anziani — anche laddove privi di formazione specifica, ma radicati nel Vangelo — una porzione significativa del laicato cattolico. Come veri «protagonisti della storia» i nostri antenati ci offrono radici, ci impediscono di sradicarci, specialmente — ma non solo — nell’ambito della famiglia: «Loro sono state la memoria viva di Gesù Cristo all’interno delle nostre case. È stato nel silenzio della vita familiare che la maggior parte di noi ha imparato a pregare, ad amare, a vivere la fede». Nel testo, il Papa parla della necessità di custodire due memorie, quella della fede e quella degli antenati. Sono parole che ritornano spesso quando il Pontefice parla degli anziani e che vanno comprese nella medesima cornice. Il 27 gennaio, in occasione della Giornata della memoria, Francesco ha rivolto un appello dicendo che «ricordare è espressione di umanità. Ricordare è segno di civiltà. Ricordare è condizione per un futuro migliore di pace e di fraternità» (udienza generale).

Memoria e sogni sono il contenuto del dialogo tra le generazioni, di cui il Santo Padre parla spesso e le parole appena citate sono una delle declinazioni possibili di questo auspicio. Custodire le radici dei popoli è una via necessaria per comprendere quali siano stati i sogni (di pace, di riconciliazione, di libertà e democrazia, di rispetto dei diritti dell’uomo...) che hanno animato la generazione di coloro che hanno vissuto i tragici anni della seconda guerra mondiale e sono stati testimoni della Shoah, e provare a declinarli al futuro, immaginando un’analoga palingenesi dopo la pandemia. Saranno, così, i sogni degli anziani che le nuove generazioni porteranno avanti come profezia.

Gli anziani sono nostri compagni nella fede e custodi del futuro. L’istituzione della Giornata a loro dedicata — da celebrare in maniera straordinaria una volta all’anno — invita a riconoscere il posto privilegiato che loro spetta all’interno del popolo, delle nostre famiglie e della vita ordinaria delle nostre comunità, e a nutrire sentimenti di stima e gratitudine nei loro confronti. Non è un problema di carità o di giustizia (pur necessarie): si tratta di onorare il padre e la madre, provando a cogliere il valore della loro presenza e del loro protagonismo all’interno della storia.

di Alexandre Awi Mello
Sacerdote dell’Istituto secolare dei Padri di Schönstatt, segretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita