· Città del Vaticano ·

XXIX Giornata mondiale del malato

La vulnerabilità onorata

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11 febbraio 2021

Intervista al rettore del santuario di Nostra Signora di Lourdes


Ciò che tiene in vita gli esseri umani passa attraverso atti, gesti, parole, pensieri che si potrebbe essere tentati di qualificare come “minimi”, “piccole cose” poiché attengono alla vita quotidiana, alla vita che è di tutti: in realtà lì si accende qualcosa di immenso, che trasmette il calore della presenza di Dio. Sono le molteplici forme della custodia, della dedizione e della cura che ciascuno compie e può compiere nell’arco di ogni giornata, affetti e legami buoni che sono incanti quotidiani. Il Signore è di lì che passa. Accadono meraviglie nella vita che è di tutti: come al santuario di Lourdes, grembo accogliente per milioni di piccoli per i quali Lui ha passione e compassione. Il giorno 11 febbraio si celebra la Giornata mondiale del malato, memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes. In occasione di questo appuntamento dialoga con «L’Osservatore Romano» padre Olivier Ribadeau Dumas, 59 anni, rettore del celebre santuario mariano, già segretario generale e portavoce della Conferenza episcopale francese.

Attualmente com’è organizzata l’accoglienza al santuario?

Il santuario è aperto dalle 8 alle 18, poi viene chiuso perché inizia il coprifuoco. Pellegrini e malati — in questo periodo circa 300-400 al giorno — possono confessarsi, pregare sotto la grotta, partecipare alle diverse celebrazioni. Abbiamo redatto un regolamento certificato da un bureau medico: stabilisce norme precise per garantire la sicurezza sanitaria in tutte le aree del santuario, nel quale attualmente lavora solo un gruppo dei 330 dipendenti. Gli altri operano in smart working.

Quali iniziative avete programmato per la Giornata mondiale del malato, anniversario della prima apparizione di Maria a Bernadette Soubirous?

Abbiamo previsto di celebrare questa importante giornata, istituita da san Giovanni Paolo ii , con le «Journées de Lourdes»: oggi e domani si riuniscono in presenza e online circa 850 persone coinvolte a vario titolo nell’organizzazione dei pellegrinaggi; l’obiettivo è riflettere insieme sull’accoglienza, pregare e meditare la parola di Dio. Il giorno 13, invece, si svolgerà un incontro con i medici e il personale sanitario: desideriamo illustrare ciò che è stato messo a punto per ospitare in piena sicurezza i malati. Abbiamo anche organizzato una serata alla grotta con la recita del rosario e il rinnovato gesto dell’acqua: dal momento che non è più possibile fare il bagno nelle piscine, si è stabilito che d’ora in avanti l’acqua verrà versata nelle mani dei pellegrini e dei malati, i quali potranno berla o usarla per pulirsi le mani e il viso. La pandemia ha imposto diversi cambiamenti nell’organizzazione delle giornate e ci ha indotto a vivere con ancora maggiore intensità e profondità la preghiera, le funzioni religiose, la cura delle persone. Desideriamo aiutare tutti a fare esperienza della compassione del Signore e della cura da Lui riservata a ogni creatura.

Leggendo le intenzioni di preghiera inviate al santuario, accogliendo le confidenze delle persone, come appare il volto della famiglia umana in questo tempo di pandemia?

Vi sono tre caratteristiche costanti che ho potuto riscontrare. La prima è il senso di incertezza determinato dalla pandemia: la repentina perdita di ciò che si riteneva acquisito e sicuro sta provocando ovunque sofferenza profonda, smarrimento, angoscia. Milioni di esseri umani inoltre si scoprono improvvisamente vulnerabili; non pensavano di esserlo: è una sorpresa dolorosa. Infine: come mai prima d’ora le persone temono la morte, di sé e dei propri cari.

Il santuario di Lourdes, sin dalle sue origini, conosce bene l’umano patire e lo accoglie ogni giorno: come può istruire in questo tempo difficile?

Qui la vulnerabilità non deve essere nascosta né viene disprezzata come invece spesso accade nel mondo: essa è onorata e accudita. Le persone dunque imparano velocemente a mostrarsi piccole e fragili senza vergognarsene. E, come i “poveri in spirito” di cui parla la prima beatitudine, si mettono nelle mani di Dio rinunciando a confidare nell’avere, nel potere, nell’apparire, che nulla assicurano. A Lourdes si sperimenta nella propria carne che, quando tutto si fa incerto, l’unica strada sicura da percorrere è affidarsi a Dio, porre la propria fiducia in Lui. E anche nella Madonna, che come madre amorevole conduce chiunque a suo Figlio. Allo stesso tempo, si comprende che la morte, tanto temuta, non è la fine dell’esistenza ma il passaggio verso il mondo dell’agape di Dio, un mondo che con la Sua grazia possiamo cominciare a scoprire già ora vivendo la fraternità, l’amore reciproco: a Lourdes ciò accade ogni giorno poiché ci si prende cura gli uni degli altri e si prega per tutti. Anche per chi patisce sofferenze a causa dei numerosi conflitti presenti nel mondo: l’intera giornata del sabato è dedicata alla preghiera continua per la pace.

Si può dunque affermare che il santuario di Lourdes è un segno di quel mondo post-pandemia più giusto e fraterno largamente auspicato?

Sì. In questo tempo si moltiplicano le riflessioni su come dovrà essere il mondo dopo questa crisi. Io sono convinto che Lourdes sia un segno del mondo auspicato: perché qui si vivono già la cura dei piccoli, l’accoglienza incondizionata di ogni persona, la fraternità operosa, la compassione verso la debolezza, la scoperta della bellezza di ogni essere umano, l’affidamento fiducioso al Signore, la preghiera di intercessione. Occorre sottolineare che ciò che si sperimenta a Lourdes non è riservato a questo luogo: si può vivere ovunque. In questo senso la vita al santuario costituisce un invito, una chiamata a tutti gli uomini e le donne di buon volontà. Proprio perché desideriamo che la vita fraterna e piena di compassione sperimentabile qui valichi i confini della nostra cittadina, in questo tempo di pandemia abbiamo stabilito non solo di potenziare il ricorso ai mezzi di comunicazione ma anche di inviare alcuni sacerdoti e laici nelle diocesi francesi allo scopo di proporre per una settimana lo spirito del nostro santuario con preghiere, riflessioni, processioni, catechesi. La dimensione missionaria per noi è irrinunciabile. Sono persuaso che Lourdes possa aiutare a edificare il mondo post-pandemia indicando come potrebbe vivere la famiglia umana e la preziosità di ogni creatura, che agli occhi di Dio è sempre un tesoro di cui prendersi cura.

di Cristina Uguccioni