· Città del Vaticano ·

Religio - In cammino sulle vie del mondo
Sui passi di Madeleine Delbrêl

I Cappuccini di Créteil

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10 febbraio 2021

Alla periferia di Parigi incontriamo l’ultima “fraternità di inserimento missionario” attiva in Francia Da dieci anni presente in una complessa e difficile realtà sociale 


Vengono chiamate “fraternità di inserimento missionario”, eredi delle missioni dei cappuccini che predicavano nelle città e nei villaggi francesi: l’idea guida è quella di inserirsi, in piccoli gruppi, pazientemente, in un tessuto sociale e culturale molto diversificato, spesso disagiato. La parola d’ordine è umiltà. Ne rimane un’ultima, che si trova nella diocesi di Créteil, una di quelle nuove città della periferia parigina sviluppatasi negli anni ‘60 a ritmo frenetico, e dove la comunità cattolica si iscrive sulle orme della venerabile Madeleine Delbrêl, figura storica del cristianesimo locale. Lì le chiese spesso non hanno volte o campanili, essendo parte integrante di edifici cubici di venti piani: una piccola comunità di tre frati, presente nella regione dal 2009 e ospitata da tre anni nei locali della parrocchia di Saint-Pascal-Baylon, ha acquisito una concreta esperienza di pastorale sociale, aggiungendovi recentemente una dimensione ecologica. «Dopo aver partecipato per due anni ad un’associazione per il mantenimento dell’agricoltura tradizionale, come quella dei contadini di una volta — spiega uno dei tre religiosi, padre Lebon — abbiamo avviato un progetto di cooperativa di consumo che si è concretizzato nella primavera 2020 con l’apertura di un negozio di prodotti alimentari in prevalenza biologici situato nel centro commerciale di Créteil. L’obiettivo è quello di offrire a quante più persone possibile alimenti sani, sia per l’uomo che per il pianeta, di qualità e ad un prezzo equo per produttori e consumatori». Ad oggi 180 famiglie sono socie della cooperativa e contribuiscono al suo funzionamento. Ogni membro partecipa alle decisioni e dedica tre ore del proprio tempo, ogni mese, allo svolgimento delle varie mansioni legate al funzionamento della “Coop’Cot”. E così che si possono ottenere prezzi equi e ragionevoli. I prodotti messi in vendita hanno un margine fisso e i profitti vengono interamente reinvestiti nel progetto. «Anche noi frati cappuccini cerchiamo di far di tutto affinché il progetto raggiunga il suo obiettivo sociale, che è quello di aprirsi al maggior numero di persone possibile, e in particolare agli ambienti modesti. Già oggi esiste una certa diversità sociale tra i membri. Non bisogna dimenticare che i più poveri sono le prime vittime del cibo spazzatura, e quindi delle malattie che provoca», spiega il religioso. E la proporzione di persone che vivono in condizioni modeste è elevata in questa diocesi piccola ma densamente popolata, con un milione e mezzo di abitanti e 90 nazionalità diverse. La varietà di origini e culture si ritrova anche all’interno della piccola comunità cappuccina di Créteil, visto che uno dei tre membri proviene dal Tamil Nadu, in India. Padre Lebon, invece, ha avuto modo di sperimentare la cultura dell’incontro durante i dieci anni trascorsi in Algeria. Un’esperienza particolarmente utile in una diocesi con una numerosa popolazione musulmana. Pur formando una minuscola comunità — che non impedisce loro di accogliere regolarmente un richiedente asilo — i tre religiosi non mancano di essere presenti in tutti i luoghi di incontro, in uno spirito di rispetto e con tatto: «Certamente in parrocchia, ma anche nei negozi, nei centri sociali, presso le strutture di accoglienza per i bambini per le famiglie — dice padre Lebon in un colloquio con il nostro giornale — tutti ci conoscono come fratelli, senza ovviamente ignorare chi siamo, cioè portatori del Vangelo». Entrare in relazione con le persone richiede del tempo, e prima di tutto saper ascoltare, accogliere. «I primi contatti sono stati spesso allacciati con persone battezzate nella fede cristiana ma che non praticano da molto tempo e non si ritrovano più nelle chiese — nota il cappuccino — ma generalmente non ci si chiede se la persona è credente o no, l’importante è fare le cose insieme, che sia nell'ambito di una cooperativa di consumatori, di una casa famiglia o di un orto comune». «È questo desiderio di un mondo fraterno — Dio è nostro Padre per tutti — che fa sì che cerchiamo di essere premurosi nei confronti dei più poveri e del loro riconoscimento», sottolinea padre Lebon, come alla cooperativa, il cui scopo è principalmente sociale: offrire a quante più persone possibile cibo sano, etc. Ovviamente, fa notare il cappuccino, la cura pastorale condotta dalla Chiesa a Créteil è anche improntata alla spiritualità della venerabile Madeleine Delbrêl, la cui vita era strettamente legata a Ivry-sur-Seine, una delle città più importanti della diocesi, dove si era stabilita tra le due guerre mondiali: «La sua testimonianza continua e continuerà a illuminare la nostra presenza come battezzati nel cuore di “un mondo segnato dall’incredulità”, è un “faro” per i cristiani del Val-de-Marne, ma anche per quelli di tutto il mondo». «In fondo — conclude il sacerdote — quello che ci interessa è quello che ha scritto: “Dove sei, puoi seguire Dio”. Possiamo andare ovunque».

di Charles de Pechpeyrou