· Città del Vaticano ·

Celebrata la World Interfaith Harmony Week

Pandemia di solidarietà

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
09 febbraio 2021

Cosa possono fare le religioni, insieme, per combattere la pandemia? Una risposta a questa domanda l’ha data, dal 1º al 7 febbraio, la World Interfaith Harmony Week (Settimana mondiale dell’armonia interreligiosa) dedicata quest’anno al ruolo delle fedi nella costruzione di reti di solidarietà nelle comunità locali aggredite dal covid-19. L’iniziativa è giunta alla decima edizione, essendo stata istituita dalle Nazioni Unite il 20 ottobre 2010, accogliendo una richiesta del re di Giordania, Abdullah ii , per un riconoscimento del ruolo delle religioni nella costruzione della pace nel mondo. In questi anni la Settimana si è svolta in tanti luoghi, con forme molto diverse, creando nuove occasioni di dialogo anche là dove il dialogo interreligioso, talvolta solo a livello bilaterale, faceva fatica ad affermarsi, aprendo opportunità di confronto anche con istituzioni politiche e accademiche.

L’ultima edizione ha assunto ulteriore valore dopo la decisione di istituire la Giornata internazionale della fratellanza umana (4 febbraio), in ricordo della firma del Documento di Abu Dhabi; essa ha arricchito la Settimana mondiale dell’armonia interreligiosa rilanciando l’idea che le fedi sono chiamate a condividere i propri valori nella prospettiva di favorire un ripensamento della società per opporsi a violenza e discriminazione.

Tra le numerose iniziative 2021, spicca l’impegno a combattere la pandemia in modo che questa battaglia conduca a riformulare la società in termini nuovi con i quali vivere la solidarietà nel rispetto reciproco delle diversità religiose e culturali. In Nigeria per esempio si è riflettuto sulla crescita esponenziale dei casi di violenza, determinati proprio dalla diffusione del covid-19, tanto da chiedere che la denuncia di questi casi porti alla definizione di nuove politiche per affrontare la crisi economica e sociale che si è acuita a causa della pandemia; le religioni devono adoperarsi per creare nuove reti di solidarietà per l’assistenza dei malati, senza dimenticare l’intolleranza con la quale convivono i credenti impegnati nel dialogo per la pace (sono stati evocati gli ultimi drammatici casi di distruzione di luoghi di culto e di rapimento di uomini e donne per motivi religiosi). Altrove — è il caso del Brasile — la World Interfaith Harmony Week è stata l’occasione per riaffermare il compito delle religioni contro la disinformazione che accompagna la diffusione della pandemia e le misure per contrastarla; la condivisione di momenti di preghiera, percorsi di formazione ed esperienze di meditazione costituisce la strada privilegiata per sostenere l’azione contro la pandemia in nome dell’accoglienza dell’altro.

Anche negli Stati Uniti forte è stato il richiamo alla creazione di nuove reti di solidarietà, promosse da un comune impegno interreligioso, con le quali rispondere ai bisogni materiali e sostenere la speranza nella vita di coloro che sono stati colpiti dal dolore e dall’isolamento. Anche in Italia la Settimana è stata celebrata con una serie di eventi, quasi tutti online, tra i quali va ricordato l’incontro organizzato dalla Comunità religiosa islamica italiana e dall’Unione induista italiana, che è servito per interrogarsi sul senso della vita con un approccio multireligioso in un orizzonte globale, prestando particolare attenzione al significato di questa riflessione nel contesto italiano, proprio alla luce della pandemia. Quest’anno, più che in altre edizioni, la Settimana mondiale dell’armonia interreligiosa, con le sue tante e varie iniziative, ha sottolineato l’importanza di sviluppare dialogo e condivisione tra le fedi per promuovere tolleranza e accoglienza nel mondo.

di Riccardo Burigana