· Città del Vaticano ·

Breve storia del “bullo” Gianluca

Dietro la violenza
c’è sempre tanto dolore

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09 febbraio 2021

Gianluca è un ragazzo di 13 anni molto vivace, a tratti ingestibile. Non perde mai l’occasione per farsi riprendere da me o da qualche educatore. È volgare, risponde male, infrange platealmente ogni tipo di regola dell’oratorio. Infastidisce chiunque gli capiti a tiro. Se la prende con gli “sfigati”, come li chiama lui. Bullizza Filippo, suo coetaneo, ormai da diversi mesi.

Ho parlato con Gianluca molte volte: per sgridarlo, certo, ma soprattutto per capire come mai si comportasse così. E ogni volta rimango disarmato, perché nei colloqui personali con me, lontano dagli occhi dei suoi coetanei, si rivela un ragazzo totalmente diverso: gentile, sensibile e — guarda un po’ — fragilissimo.

«Ma allora perché tratti Filippo così?». Glielo domando ogni volta e ogni volta lui risponde facendosi scuro in volto e abbassando lo sguardo. Razionalmente capisce di sbagliare, ma poi, quando si ributta in mezzo agli altri, non riesce a controllare fino in fondo le sue emozioni e, quindi, anche le sue azioni. Non sa dirmi perché lo fa, però sa raccontarmi che alle elementari era il bambino più in carne della classe e molti lo prendevano in giro; sa raccontarmi che suo fratello maggiore lo ha sempre trattato come se fosse un peso; sa raccontarmi che i suoi genitori hanno divorziato tre anni fa e lui è convinto di essere la causa dei loro problemi.

Gianluca fa il bullo, certo, ma rovina la vita di Filippo solo perché altri in passato hanno rovinato la sua. Per anni si è sentito schiacciato da chi avrebbe dovuto amarlo e ora, per emergere, mette i piedi in testa a chi è apparentemente più debole di lui. Vive da tempo prigioniero di un dolore inesprimibile e ha finito per incattivirsi. Non voglio giustificarlo, ma non riesco a non comprenderlo. Ogni volta che parlo con Gianluca e lui mi lascia entrare nella sua storia, mi rendo conto che è lui quello debole. È lui quello che ha bisogno di essere amato, perché se qualcuno gli avesse veramente voluto bene, ora Gianluca non avrebbe bisogno di far del male agli altri nel tentativo di essere felice.

Il bullismo è una realtà davvero spregevole, ma anche profondamente intrisa di dolore: quello della vittima del bullo e quello del bullo stesso, che si riduce a comportarsi così proprio per sfogare un dolore e una mancanza molto profondi. È una realtà che va arginata e combattuta, perché fa soffrire ingiustamente tanti ragazzi e tante ragazze. È una realtà che va presa sul serio, perché c’è in gioco la loro felicità.

Come? Non ho la soluzione in tasca, ma credo che l’esperienza con Gianluca mi abbia consegnato il segreto più importante per risolvere il problema del bullismo — o per iniziare ad affrontarlo dove dovesse manifestarsi: l’unico modo per disinnescare un bullo non è reprimerlo, ma amarlo.

di Alberto Ravagnani