· Città del Vaticano ·

Promossa dalla rete internazionale Talitha Kum

Mobilitazione globale

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08 febbraio 2021

È iniziata con le testimonianze e le preghiere di religiose impegnate contro la tratta degli esseri umani in Nuova Zelanda e in Australia — per «portare guarigione e accompagnamento a tutte le persone» vittime di sfruttamento nei campi, lungo le autostrade e in città — la maratona online di sette ore in cinque lingue promossa oggi dalla Rete internazionale della vita consacrata Talitha Kum. L’occasione è la tradizionale Giornata mondiale di preghiere e riflessione contro la Tratta di Persone dell’8 febbraio, in cui ricorre la memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, la schiava divenuta simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la schiavitù. Una maratona, il cui momento saliente è stato la diffusione del messaggio video di Papa Francesco, che nel 2015 ha istituito tale Giornata mondiale e più volte ha denunciato la tendenza alla mercificazione dell’altro, definendo la tratta come una ferita «nel corpo dell’umanità contemporanea».

Dall’Oceania, quindi, è giunta la voce delle vittime e il loro pressante appello perché l’opinione pubblica si accorga delle loro penose situazioni. «Riesci a vedermi mentre lavoro, a immaginare il luogo in cui mi trovo?», dice una di loro, ribadendo con forza: «Non siamo in vendita». Un’altra racconta del turpe traffico di organi e di come i loro corpi vegano considerati poco più che «spazzatura». Dall’Asia è intervenuto monsignor Mario Michiaki Yamanouchi, vescovo di Saitama, in Giappone, che ha voluto insistere su quanto siano collegati sfruttamento degli esseri umani e distruzione della creazione. Poco dopo, la religiosa vietnamita Maria Lang, della congregazione delle Suore della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, ha parlato della propria esperienza a fianco delle vittime.

Parte della maratona — intitolata «Economia senza tratta di persone» — è stata dedicata anche al tema del traffico di esseri umani in tempo di pandemia: i partecipanti hanno deplorato come di fatto gli Stati quasi sempre cerchino di rispondere alle sfide mondiali cercando soltanto di salvare la propria economia senza concentrare l’attenzione sulle persone. «L’economia globale si alimenta dalla tratta», è stato denunciato prima di lanciare un appello alla collaborazione «per creare modelli economici che sviluppino anche il rispetto della vita».

Dall’India, con l’aiuto di un filmato, alcune operatrici pastorali hanno ricordato che si può definire la schiavitù come un crimine ma anche «come un peccato sempre più diffuso nella società moderna», che coinvolge il più spesso bambini, sfruttati come mano d’opera ma anche vittime di abusi sessuali, ai quali vengono negati i diritti all’istruzione e all’alimentazione. Non è mancata la denuncia del fenomeno, come nelle zone interne dell’India, delle spose bambine, spesso in riparazione a un presunto torto, e quella, in Pakistan, della donna considerata soltanto come portatrice di dote. Durante la giornata si sono poi susseguiti toccanti racconti dall’Africa, dall’Europa e dalle Americhe, nonché numerose preghiere in vari idiomi per invocare l’intercessione di santa Giuseppina Bakhita.

di Charles de Pechpeyrou