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Verso il voto per l’Assemblea regionale

Incognita Kashmir

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08 febbraio 2021

Lo Stato dello Jammu e Kashmir ha cessato di esistere il 31 ottobre del 2019 in seguito alla controversa riforma voluta dal governo centrale indiano. L’entità territoriale, l’unica a maggioranza musulmana dell’intera India, è stata privata della sua autonomia nell’agosto del 2019 e poi suddivisa in due territori. Nuova Delhi ha scelto la linea dura con l’obiettivo di porre fine alle tendenze separatiste della regione e di rimuovere i gruppi terroristi attivi nell’area.

La rimozione dell’autonomia del Kashmir ha però provocato gravi tensioni con il vicino Pakistan, che rivendica da decenni il controllo di questo territorio e gravi problematiche all’interno della regione. Il Kashmir ha influito pesantemente sull’evoluzione delle relazioni tra India e Pakistan ed è stato al centro di una serie di conflitti che hanno coinvolto le due nazioni a partire dal 1948. Una risoluzione non vincolante approvata dalle Nazioni Unite nello stesso anno chiedeva lo svolgimento di un referendum per decidere a chi assegnare il Kashmir. La consultazione non si è mai svolta e ormai da molto tempo l’India accusa il Pakistan di addestrare gruppi di terroristi nella porzione di Kashmir sotto il suo controllo mentre Islamabad ribadisce di fornire unicamente supporto diplomatico alla regione.

La situazione in Kashmir è drasticamente peggiorata a partire dal 5 agosto del 2019, la data in cui ne è stata cancellata l’autonomia. Le autorità governative indiane hanno tagliato le linee telefoniche mobili, terrestri e la connessione ad internet mentre migliaia di soldati sono stati inviati in loco per reprimere eventuali rivolte. I politici regionali che si opponevano alla situazione sono stati arrestati e lo scoppio della pandemia ha, se possibile, aggravato il quadro complessivo.

L’imposizione delle restrizioni anti-contagio si è sommata a quelle esistenti ed ha provocato pesanti danni al tessuto economico della regione.

Le vicende del Kashmir hanno provocato, almeno in un primo momento, una forte radicalizzazione di una parte minoritaria della popolazione ed un maggior radicamento sul territorio di alcuni gruppi terroristici come la Jamaat-e-Islami. Il numero di attentati terroristici, nell’arco temporale compreso tra l’estate del 2019 e quella del 2020, si è ridotto in maniera considerevole, ma, secondo gli analisti, si tratta soltanto di una tregua nel breve termine.

La normalizzazione della vita quotidiana nel Kashmir sembra ancora lontana. Il servizio internet ad alta velocità denominato 4G, ad esempio, è stato ripristinato a partire dall’inizio di febbraio dopo diciotto mesi continuativi di interruzione. Gli altri servizi di connessione sono invece stati ripristinati nel corso del 2020 dopo l’intervento della Corte Suprema indiana che ha imposto a Nuova Delhi di agire per tutelare le libertà democratiche nel Kashmir.

In questo quadro, le elezioni regionali, programmate per il 2021, sono destinate a rivelarsi determinanti per il futuro di questi territori. Le ultime consultazioni si sono svolte nel 2014 e ora è necessario che la popolazione torni ad esprimersi per eleggere un’Assemblea regionale rappresentativa e democratica. Alle consultazioni dovrebbero prendere parte tanto alcuni partiti locali che propugnano un’ideologia separatista o autonomista quanto movimenti politici nazionali, come il Bharatiya Janata Party, nazionalista, del premier Narendra Modi e il Congresso Nazionale Indiano, socialdemocratico. Si tratta di una vera e propria sfida tanto per il governo indiano, quanto per le forze di sicurezza e per i tanti abitanti del Kashmir. Una possibile incognita è inoltre rappresentata dall’astensione dei votanti che, se massiccia, potrebbe inficiare la legittimità del processo elettorale.

Le elezioni distrettuali, che si sono svolte nello Jammu e Kashmir alla fine del 2020, si sono concluse con l’affermazione del Bharatiya Janata Party nel Jammu e di una coalizione autonomista formata da sette partiti nel Kashmir. La coalizione, denominata Alleanza Popolare per la Dichiarazione di Gupkar, si è aggiudicata centodieci seggi sui duecentottanta disponibili mentre il Bharatiya Janata Party si è fermato a settantacinque.

di Andrea Walton