· Città del Vaticano ·

Multilateralismo

Tolleranza, pluralismo
e rispetto reciproco

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05 febbraio 2021

Ognuno di noi, anche nel suo piccolo, può fare molto per favorire la pace e la cooperazione nel mondo, basta praticare la tolleranza, la comprensione e il dialogo, insomma agire nel nome della fratellanza umana. Ed è ciò che ci ricorda la Giornata internazionale della fratellanza istituita dalle Nazioni Unite e che giovedì 4 febbraio si è celebrata per la prima volta. La data scelta fa riferimento alla firma, apposta da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al–Azhar, Ahmad Al Tayyb, ad Abu Dhabi, al Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, che invita «tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme».

E mai come in questo inizio d’anno così periglioso per il mondo, che segue una stagione tra le più tragiche per i popoli della terra, afflitti dalla pandemia e dalla crisi economica, c’è bisogno di fratellanza e umanità, gli uni con gli altri. Da questa grave situazione in cui il mondo è precipitato non si esce se non tutti insieme e dunque è importante, più che mai, il dialogo e la cooperazione per far emergere i valori comuni al genere umano. Le difficoltà, invece, hanno portato finora ad una crescita dell’odio religioso, minacciano lo spirito di tolleranza e il rispetto della diversità.

L’allarme per «lo spaventoso aumento dei crimini d’odio nell’ultimo anno» arriva dal Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, secondo cui «con rinnovato vigore, i teorici del complotto associano sempre più ideologie politiche estreme ad esempio a illusioni antisemite». «Queste teorie, sostenute da opinion leader irresponsabili, amplificate e legittimate dai media rappresentano una vera minaccia di violenza», ha aggiunto Bachelet. Inoltre, preoccupano le divisioni e i conflitti armati in aumento negli ultimi anni, in particolare in un momento in cui il mondo sta affrontando una crisi senza precedenti, causata dal covid-19, che richiede un’azione globale basata sull’unità, la solidarietà e il rinnovamento della cooperazione multilaterale. È fondamentale dunque, secondo l’Onu, sensibilizzare le diverse culture, religioni o credenze sull’importanza del ruolo dell’educazione nella promozione alla tolleranza.

L’istruzione nelle scuole, in particolare, dovrebbe dare un contributo reale all’eliminazione della discriminazione basata sulla religione o sul credo. È inoltre necessario incoraggiare attività volte a promuovere il dialogo tra religioni e culture, al fine di rafforzare la pace, la stabilità sociale, il rispetto della diversità e la comprensione reciproca. Secondo l’Onu è la tolleranza, il pluralismo, il rispetto reciproco e la diversità delle religioni e delle credenze che fanno fiorire la fratellanza umana ed è a questo che concorre l’impegno delle Nazioni Unite, create dopo il Secondo Conflitto Mondiale per preservare le generazioni future dal flagello della guerra. La strada per la pace passa, infatti, attraverso la cooperazione internazionale, la risoluzione dei problemi economici, sociali, culturali o umanitari internazionali e la promozione al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, indipendentemente dalla razza, dal sesso, dalla lingua o dalla religione.

È nel 1999 che l’Assemblea generale ha adottato la Dichiarazione e il Programma d’Azione per una cultura della pace, che costituiscono il mandato universale della comunità internazionale, in particolare del sistema delle Nazioni Unite, per promuovere una cultura della non violenza a beneficio di tutta l’umanità, comprese le generazioni future. La Dichiarazione prevede l’adesione ai principi di libertà, giustizia, democrazia, tolleranza, solidarietà, cooperazione, pluralismo, diversità culturale, dialogo e comprensione a tutti i livelli della società e tra le nazioni, incoraggiata da un ambiente nazionale e internazionale che promuova la pace.

di Anna Lisa Antonucci