· Città del Vaticano ·

Contributo di Comece e Cec al semestre portoghese di presidenza

Per un’Europa
equa e aperta al mondo

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05 febbraio 2021

La pandemia di covid-19 ha colpito specialmente rifugiati, richiedenti asilo, migranti, vittime della tratta di esseri umani e altre persone vulnerabili, in particolare in alcune regioni fuori dall’Europa. È quindi importante sviluppare partenariati dell’Ue con i paesi di origine, accoglienza e transito, al fine di verificarne le esigenze e collaborare con loro. Occorre infatti «combattere le cause profonde della migrazione forzata», riconoscendo anche «il diritto primario di individui e famiglie a rimanere nella loro nazione o regione di origine in sicurezza e dignità». È una delle riflessioni contenute nel documento consegnato dalla Commissione delle conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) e dalla Conferenza delle Chiese europee (Cec) all’ambasciatore Nuno Brito, rappresentante permanente del Portogallo presso l’Unione europea. Con esso le due organizzazioni danno il loro contributo al programma del semestre di presidenza portoghese del Consiglio dell’Ue, cominciato il 1º gennaio ed espresso dal motto «Tempo di agire: per una ripresa equa, verde e digitale». L’occasione è stata un incontro online, svoltosi nei giorni scorsi, al quale hanno partecipato padre Manuel Barrios Prieto, segretario generale della Comece, Jørgen Skov Sørensen, segretario generale della Conferenza delle Chiese europee, e José-Luis Bazán, consigliere legale della Comece per la migrazione, l’asilo e la libertà religiosa.

Il programma della presidenza portoghese si concentra su cinque settori principali, in linea con gli obiettivi dell’agenda strategica dell’Ue: rafforzare la resilienza dell’Europa; promuovere la fiducia nel modello sociale europeo; incoraggiare una ripresa sostenibile; accelerare una transizione digitale equa e inclusiva; riaffermare il ruolo dell’Unione europea nel mondo, facendo in modo che sia basato sull’apertura e sul multilateralismo. Il documento di Comece e Cec parla proprio di questi obiettivi, sottolineando l’importanza di un dialogo «aperto, trasparente e regolare» fra Chiese e Ue, secondo l’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Brito al riguardo evidenzia che «le Chiese svolgono un ruolo importante nel ricordare alle nostre società che l’Europa si basa sulla centralità della dignità umana e che non dobbiamo aver paura dei nostri vicini». Nel testo la Commissione delle conferenze episcopali della Comunità europea e la Conferenza delle Chiese europee, specialmente nel contesto dell’impegnativa pandemia di covid-19, esortano a promuovere la ripresa attraverso una transizione equa, inclusiva, “verde” e digitale e rafforzando l’autonomia strategica di un’Europa aperta al mondo. Vengono sollecitati più dialogo, collaborazione e unità fra gli Stati membri in modo da rinvigorire speranza, fiducia e credibilità. «I nostri valori europei comuni — rispetto della dignità e dei diritti umani, libertà, democrazia, solidarietà, uguaglianza e Stato di diritto — devono essere continuamente rafforzati per riaffermare il nostro impegno alla visione dell’Unione europea come vera comunità di valori che contribuiscono al futuro condiviso e sostenibile del mondo», affermano i responsabili religiosi, i quali condividono l’ambizioso programma portoghese orientato ad agevolare la resilienza dell’Europa e la fiducia delle persone in un modello sociale basato su solidarietà, convergenza e coesione. Comece e Cec chiedono di implementare il Green Deal in modo che l’Europa possa diventare il primo continente a emissioni zero entro il 2050: «Da una prospettiva cristiana, siamo impegnati nella lotta al cambiamento climatico e nel prenderci cura della creazione di Dio. Promuovere un’Europa sostenibile è un compito fondamentale per l’avvenire a lungo termine del continente». Per questo il Patto Verde è «un importante passo avanti nello sforzo di proteggere l’ambiente, ridurre i gas serra e l’inquinamento e raggiungere un futuro» che «non lasci nessuno indietro». Per quanto riguarda la pandemia di covid «dovrebbe essere vista anche come opportunità per correggere gli errori del passato e modificare gli stili di vita». Nel documento ampio spazio è dedicato alla necessità di accelerare l’agenda digitale, introducendo una Carta dei diritti e promuovendo il concetto di “democrazia digitale”. La pandemia ha mostrato quanto la nostra vita e il nostro lavoro dipendano da internet. La sollecitazione all’Ue è, anche in materia di transizione digitale, di «mettere le persone al primo posto» e che il potenziamento dei servizi «vada oltre il semplice miglioramento del funzionamento del mercato unico e della concorrenza».

di Giovanni Zavatta