· Città del Vaticano ·

Il Vangelo in tasca

Toccare le piaghe

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04 febbraio 2021

Ai tempi di Gesù la lebbra non era soltanto la distruzione fisica di un corpo; era anche la morte sociale e l’esclusione dalla società civile. Come si sente nella prima lettura: «Se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento».

Ma anche ai giorni nostri la lebbra continua a creare forme di barriere. Anche se la malattia è abbastanza annullata, noi abbiamo creato nuovi lebbrosi.

Sono gli ammalati abbandonati negli ospedali, nelle case di cura. Sono gli emarginati, gli emigrati che vivono in baracche, o sotto ponti e sui marciapiedi delle nostre strade. Sono tutti quegli esseri umani che il perbenismo ipocrita della nostra società mette ai margini, al bando.

Di fronte a questi nuovi lebbrosi, noi cristiani siamo chiamati — come Gesù — a stendere le nostre mani e a toccare le loro piaghe; a prenderci cura. Solo così potremo sconfiggere non solo la lebbra, ma tutte le nuove forme di povertà che affliggono la nostra società. In modo che ci siano soltanto uomini che si sanno amare e rispettare vicenda.

Senza dimenticare che anche noi siamo lebbrosi; abbiamo bisogno di mostrare a Gesù le nostre piaghe, le nostre ferite, i nostri peccati nascosti che deturpano la bellezza della nostra anima e della nostra fede.

Abbiamo bisogno di confessargli le nostre miserie, per poter guarire e tornare nella società dei salvati. Lasciamoci toccare anche noi da Gesù, come ha toccato il lebbroso.

Come ha detto qualcuno: «Gesù tocca l’intoccabile, toccando ama, amando lo guarisce» (Ermes Ronchi).

di Leonardo Sapienza