· Città del Vaticano ·

Una mostra online con le foto di Neva Gasparo

Quello spirito che affiora
da pietre, cielo e volti

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03 febbraio 2021

Macchina fotografica in mano e occhi curiosi che colgono gli angoli più suggestivi di Gerusalemme e del tormentato territorio israelo-palestinese. Immagini che sembrano quadri dipinti con l’anima quelli di Neva Gasparo, fotografa triestina morta nel febbraio del 2020 a cui è dedicata la mostra online «Scorci dalla Terra Santa», pubblicata sul sito internet della Biblioteca generale della Custodia di Terra Santa. Un percorso che si snoda attraverso tre sezioni — panorami, architettura e volti — e che fa parte del progetto «Libri ponti di pace» creato dal Centro di ricerca europeo libro, editoria, biblioteca (Creleb) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in collaborazione con la Custodia di Terra Santa e con l’associazione Pro Terra Sancta.

Nel corso della sua lunga carriera, iniziata a fianco di Franco Basaglia impegnato nella riforma dell’ospedale psichiatrico di Trieste, Gasparo ha rivolto il suo talento e la sua ispirazione verso riproduzioni d’arte, architettura industriale, aree dismesse e reportage sociali, collaborando per diversi anni con il Terra Sancta Museum presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme e realizzando importanti campagne fotografiche. E proprio grazie a questa collaborazione che l’artista ha potuto vivere Gerusalemme e le aree circostanti in tempi e stagioni differenti, ogni volta con uno spirito e una compagnia diversi nei suoi numerosi viaggi ma sempre, ricorda il portale della Custodia di Terra Santa, con il vivo desiderio di immortalare una realtà così straordinaria. Attraverso il suo impegno ha documentato centinaia di oggetti archeologici, patrimonio inestimabile proveniente dagli scavi condotti dai frati francescani della Custodia di Terra Santa. Col suo “terzo braccio”, la macchina fotografica sempre al collo, si lasciava stupire ed appassionare dalla storia di tanti reperti solo all’apparenza tutti uguali. Con occhi spalancati cercava di conservare nella mente e nel cuore le spiegazioni di padre Eugenio Alliata, direttore del museo dello Studium Biblicum Franciscanum.

La mostra raccoglie solo una parte della vasta produzione fotografica di Neva Gasparo ma sufficiente a mostrare l’atmosfera storico-religiosa di luoghi unici al mondo seguendo, come accennato, tre linee a lei care: i panorami, come quello immortalato dalla terrazza di Maria Bambina, ex orfanotrofio francescano al centro del quartiere cristiano di Gerusalemme, dove appare una città ancora addormentata e dove case e luoghi sacri sono visti con un occhio che spazia sull’orizzonte, in cui i profili dei tetti, il cielo e la forma delle nuvole sono protagonisti. Immagini delicate che indugiano sul senso di trasporto indotto nel visitatore a contatto con l’essenza della Città Santa; ecco poi la sezione dedicata agli scorci architettonici, una vera e propria passeggiata per le vie di Gerusalemme, che testimoniano la convivenza di antico e moderno come le immagini di Acri e Cesarea, gli enormi muri di pietra, le strade segnate da innumerevoli passi, i vicoli e i cortili, l’esterno e l’interno dei templi. Esprimono intensità, quasi solennità, i volti, a cui è dedicata la parte più estesa della rassegna, un giusto riconoscimento alla vocazione stessa di Gasparo che amava fotografare, più di ogni altro soggetto, persone vere intente alle loro occupazioni, senza disturbare e senza influire su ciò che sta accadendo. Indistintamente vediamo una rassegna di persone di credenze, culture e condizioni diverse: uomini, donne, giovani, anziani, laici, consacrati, musulmani, ebrei, cristiani, ma tutte accomunate dalla stessa profondità nello sguardo e nei gesti che accompagnano la vita di tutti i giorni.

Qui sta la grandezza di Gerusalemme, e forse il suo mistero, si sottolinea nel catalogo della mostra: la capacità di unire individui di tutto il mondo in un unico luogo, mentre con determinazione continua cercano di soddisfare un anelito di senso essenziale all’animo umano, al di là delle differenze date dalla storia del proprio popolo o dalla storia personale. Gli amici di Neva o le persone che di lei hanno solo sentito parlare hanno partecipato a questo progetto con la stesura dei commenti che accompagnano le foto: su ognuna di esse sono indicati data, ora e luogo di scatto, per permettere al visitatore di immedesimarsi ancora di più nel soggetto rappresentato.

di Rosario Capomasi