· Città del Vaticano ·

Mentre il Paese asiatico è sempre più isolato

Riunione straordinaria dell’Onu
dopo il colpo di stato
in Myanmar

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02 febbraio 2021

Mentre il Myanmar è sempre più isolato dal resto del mondo dopo il colpo di stato, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha convocato per oggi una riunione straordinaria sulla situazione nel Paese del sudest asiatico. Lo ha indicato la Gran Bretagna, che detiene la presidenza di turno dell’organismo. La riunione si terrà in videoconferenza e a porte chiuse.

L’ente del Myanmar per l’Aviazione civile ha reso noto di avere bloccato tutti i voli da e per il Paese. La notizia, riportata dai media locali, è stata confermata indirettamente dall’ambasciata degli Stati Uniti in Myanmar, secondo cui è chiusa la strada che porta all’aeroporto internazionale di Yangoon, la città più grande del Paese.

Su Twitter l'ambasciata ha spiegato che «notizie indicano che tutti gli aeroporti nel Myanmar sono chiusi», sottolineando il rischio di «disordini» un pò ovunque.

Da Washington, il presidente statunitense, Joe Biden, ha dichiarato che quanto accaduto in Myanmar «è un attacco alla democrazia». I militari hanno infatti preso il controllo del Paese e arrestato il presidente, Win Myint, il consigliere presidenziale e ministro degli Esteri, Aung San Suu Kyi (premio Nobel per la pace 1991), oltre a numerosi altri leader politici e attivisti, trasferendo tutto il potere nelle mani del capo delle forze armate, generale Min Aung Hlaing.

Dopo avere chiesto la scarcerazione di tutti i detenuti, Biden ha detto che gli Stati Uniti «rivedranno immediatamente le leggi e i poteri sulle sanzioni» economiche al Myanmar e «prenderanno un’azione appropriata».

Le sanzioni erano state rimosse nell’ultimo decennio in seguito al progresso verso la democrazia. Biden ha assicurato che gli Stati Uniti «lavoreremo con i partner nella regione e con il mondo per sostenere il ritorno della democrazia e del ruolo della legge, come pure per chiamare a rispondere i responsabili del ribaltamento della transizione democratica» in Myanmar.

Anche l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto il rilascio immediato di leader politici, difensori dei diritti umani, giornalisti, attivisti e altre persone arbitrariamente detenute in Myanmar a seguito della destituzione del Governo civile «Vi sono profondi timori di una violenta repressione delle voci dissenzienti», si legge in una nota.