· Città del Vaticano ·

Il libro

Porsi domande

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02 febbraio 2021

«Fu un anno di nuovi ottimismi: l’ottimismo del niente ostacoli, niente limiti, niente cattive idee. L’ottimismo del capitale, del potere e dell’opportunità». Marciava spedita la Silicon Valley nell’immaginario del mondo, marciava spedito quel luogo che — ci piaccia o meno — ha indirizzato e plasmato la nostra quotidianità. Poi qualche granello di polvere è finito nell’ingranaggio, i primi dubbi sono emersi, il mito si è un po’ ridimensionato e così, a incantesimo opacizzato, ci siamo finalmente fatti tante domande. A molte di queste risponde ora il memoir che Anna Wiener ha scritto dopo avervi lavorato cinque anni. Spionaggio, razzismo, ageismo, fendenti di ogni forma e sapore: la radiografia della Silicon Valley contenuta ne La valle oscura (Adelphi 2020, traduzione di Milena Zemira Ciccimarra) è straordinaria, sagace, umoristica, terrorizzante (e pure un po’ ostrogota, a tratti). Nel 2013 Wiener — con una laurea in materie umanistiche in tasca e una bella dimestichezza con impieghi sottopagati nel mondo dell’editoria della East Cost — arriva in California. Ha scelto di scommettere sulla rivoluzione digitale. Di questo molle mondo futuro ma in parte già passato, colpisce soprattutto la misoginia – imperante, strisciante, quasi costitutiva («Sessismo, misoginia e oggettificazione non definivano il luogo di lavoro — ma erano ovunque. Come carta da parati, come l’aria»). «Avrei potuto tenere il mio lavoro per sempre — racconta Weiner — e fu così che capii che era ora di mollarlo». Di uscire dalla scommessa, per continuare a porsi domande.

di Giulia Galeotti