· Città del Vaticano ·

Le idee

Un’avventura
nella reciprocità

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06 febbraio 2021

L’emergenza educativa di Benedetto xvi e il patto educativo globale di Papa Francesco: che ci sia un problema enorme è fuori discussione. Che si possa affrontarlo senza mettere in questione la cornice entro cui ci si muove è forse una delle ragioni che ci hanno condotto qui. La crisi educativa è una forma di povertà che può farci vedere le cose diversamente, abbandonare le inerzie, il ‘si è fatto sempre così’, una male intesa idea di tradizione come ceneri da venerare anziché come fonte di ispirazione vitale. Ascoltare i segni dei tempi, anziché maledirli e incolparli di fallimenti che sono in gran parte nostri.

Formare non è plasmare secondo un modello ideale che formatta le individualità, così come educare non è il broadcasting, l’erogazione monodirezionale di contenuti da parte di un ‘emittente’ qualificato. Per educare non ci si può attestare su un sapere consolidato che si ritiene di possedere. Il primo movimento dell’educazione, ce lo ricorda Papa Francesco, è l’uscita: ex-ducere, condurre fuori. Non solo gli altri, ma se stessi. Uscire dalle formule rassicuranti, dal linguaggio autoreferenziale, da un consenso edulcorato che diventa rifugio consolatorio anziché impegno radicale a farsi lievito. Uscire dalla “egolatria”, individuale e identitaria e da un sapere messo in sicurezza, lasciandosi provocare dalle nuove domande. Non si esce con un atto di volontà, ma con l’incontro/scontro con altri. Soprattutto con chi sta ai margini, con chi ci provoca e ci convoca altrove rispetto ai nostri saperi installati. L’incontro è sempre un “inizio vivo”, scriveva Romano Guardini. Sergio de Giacinto definiva l’educazione una “procreazione continua”, mentre Hannah Arendt sosteneva che «l’essenza dell’educazione è la natalità, il fatto che gli esseri umani sono messi al mondo. Per questo non può esserci educazione senza relazione né senza reciprocità, e la prima è quella tra maschile e femminile. Non una complementarietà, basata su una divisione dei compiti. Non è questione di quote rosa. La reciprocità è un reciproco fecondarsi, nella imprescindibilità della tensione tra i due termini, che non esistono fuori dalla loro relazione: l’indifferenziato Adam diventa Ish, uomo, nel momento in cui vede ishà, la donna. Il riconoscimento di una coessenzialità non può non avere conseguenze sulla formazione nella chiesa: quella dei sacerdoti in primis, ma non solo. Se Dio è Padre, Maria è madre e maestra. Come questa ricchezza può tradursi nell’avventura della formazione è ancora in gran parte da immaginare e rendere vita.

Chiara Giaccardi