· Città del Vaticano ·

Negli ultimi undici anni le insegnanti nelle facoltà teologiche sono aumentate del 4,5 per cento (ma sono sempre poche)

Teologia, più studentesse
e più docenti

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06 febbraio 2021

In Italia la presenza delle donne nelle facoltà teologiche è in crescita, sia pur leggermente. Un dato incoraggiante se si pensa a quando alle donne non era consentita l’iscrizione ad una facoltà teologica ed era impensabile, quasi un’eresia, che potessero insegnare. Esse hanno cercato di abbattere l’alto muro del clericalismo che riteneva la teologia un appannaggio esclusivamente maschile, retaggio di una cultura di tomismo assoluto che considerava la donna mas occasionatus, un maschio mancato, e quindi incapace di pensare.

Da uno studio fatto consultando gli annuari e i vari ordo accademici, emerge che nell’anno accademico 2019-2020 ci sono 2363 docenti che esercitano il ministero dell’insegnamento nelle tredici facoltà teologiche romane e nelle otto facoltà teologiche d’Italia. Di questi 1986 sono uomini e 377 donne; percentuale bassa per le donne, appena il 15,95%, ma dato significativo se si guarda al cammino fortemente travagliato delle docenti nelle facoltà teologiche. Un itinerario fatto di esclusioni e sofferenze, di discriminazioni.

Secondo la ricerca a cura di Anna Carfora e Sergio Tanzarella Teologhe in Italia. Indagine su una tenace minoranza (ed. Il Pozzo di Giacobbe), nell’anno accademico 2008-2009 si contavano nelle stesse facoltà teologiche 2513 docenti: di questi 299 erano le donne e 2214 gli uomini. Le donne rappresentavano l’11,90% mentre gli uomini l’88,10%.

In undici anni, a fronte di una diminuzione del corpo docente totale (150 in meno), si denota un aumento del 4,05% della componente femminile: in termini assoluti più 78 donne.

Da una parte è sicuramente un dato positivo, se si pensa agli anni in cui la teologia per le donne era solo un sogno; dall’altra, sottolinea che bisogna ancora lavorare per declericalizzare la teologia e farla diventare un grande banchetto di comunione e sinodalità, dove c’è convivialità delle differenze, dialogo e accoglienza, dove si sperimenta il modello del poliedro “che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità”, per dirla con Papa Francesco (Evangelii gaudium, n. 236) Le donne con studio, formazione, competenza, determinazione e sacrifici, sono riuscite a squarciare, in questi anni, quel velo di invisibilità. Sono riuscite a dare un contributo significativo al mondo della teologia con la propria visione profetica che permette loro di vedere la vita anche nelle pietre e di “pensare senza ringhiera”, usando un’espressione di Hannah Arendt.

di Assunta Spalliero
Laureata in Scienze Religiose, laureanda in Sacra Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sezione San Luigi.