· Città del Vaticano ·

La Chimica della Fede

Onde taglienti

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30 gennaio 2021

L’ossidiana e la selce sono delle pietre che hanno una qualità in comune: se colpite l’una contro l’altra fra di loro o con altri oggetti resistenti, tendono a creare “fratture concoidali”. Il termine concoidale deriva dal latino concha, conchiglia, perché la pietra tenda a spezzarsi lasciando una forma di “cono hert-ziano” a partire dal punto di impatto. La ragione è che la percussione propaga un’onda d’urto, che spostandosi a una certa frequenza — che è misurabile dagli stessi raggi osservabili nel cono — arriva al bordo del materiale, causando una separazione netta e quindi, un lato fine e tagliente. Proprio per questo, gli uomini primitivi fecero ampio uso della selce e dell’ossidiana per fabbricare: coltelli, punte di lancia e altri oggetti affilati o appuntiti.

Può sembrare strano che le scoperte del fisico Heinrich Rudolf Hertz, esperto di onde tanto da essere ricordato con l’unità di frequenza che porta il suo nome (1 Hz = un ciclo al secondo), siano così strettamente collegate con una tecnica che sembra aver così poco a che vedere con i solidi visto che è associata, almeno nell’immaginario comune, con le onde che si trasmettono per mezzo di un liquido, come le onde sul mare, o le onde sonore che si spostando nell’aria. Ma la scheggiatura della pietra per mezzo della risonanza ondulatoria è una tecnica così duttile e così complessa che il suo sviluppo è stato usato per definire il progredire delle civilizzazioni durante il paleolitico. Infatti l’onda che causa la frattura può essere sfruttata al meglio seguendo la collocazione degli atomi della pietra che sono disposti come su una griglia; per questo la pietra, fra un colpo e il seguente, va girata seguendo il “punto di sfaldatura” (identificato dal colpo precedente e che si crea dove i legami fra gli atomi sono più deboli) e controllando la propagazione con tecniche di pressione e di punti di inflessione della stessa (la prima cambia la frequenza dell’onda perché al posto di un colpo netto si ha un colpo diffuso, la seconda attutisce la sua direzione a modo di incudine).

Conclusione: non c’è niente come un’onda per tagliare una pietra e renderla a sua volta tagliente. La forza con cui si sferra un colpo c’entra fino a un certo punto, quello che conta di più è il punto d’impatto e la precisione della direzione dell’onda d’urto che produce… No rock so hard that a wave may beat, “nessuna roccia è così dura che un’onda non possa penetrarvi”, scriveva Lord Alfred Tennyson.

di Carlo Maria Polvani