· Città del Vaticano ·

Missione congiunta Unhcr-Oim

Accoglienza e assistenza
per i profughi provenienti
dalla rotta balcanica

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30 gennaio 2021

Sono stati oltre quattromila nel 2020 i migranti e rifugiati arrivati al confine nord-est italiano — quello con la Slovenia — dopo aver percorso la rotta balcanica. Fra di loro gruppi sempre più numerosi di afghani, iracheni e siriani in fuga dalle violenze della guerra e dalle persecuzioni; in forte crescita percentuale la presenza di minori non accompagnati. La situazione al confine nord-est è stata al centro di una missione congiunta dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), conclusa in questi giorni a Trieste. Per l’Unhcr era presente Chiara Cardoletti, Rappresentante per l’Italia, la Santa Sede e San Marino, mentre per l’Oim Laurence Hart, direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo.

I rappresentanti delle due organizzazioni, durante la visita, hanno potuto incontrare le autorità governative e cittadine e gli esponenti della società civile, confrontandosi sulla situazione alla frontiera con la Slovenia e discutendo con questi sui piani di accoglienza e assistenza per migranti e rifugiati. Almeno un quarto di tutti i migranti e rifugiati che arrivano abitualmente in Italia giungono proprio dai Balcani.

Cardoletti e Hart hanno espresso preoccupazione per le testimonianze di violenze terribili sofferte dalle persone lungo questa rotta, unitamente all’inderogabile necessità di garantire l’accesso al diritto d’asilo rafforzando le procedure che permettano l’analisi individuale di ogni singolo caso e di introdurre una risposta strutturata sia a livello locale che a livello nazionale.

«È molto probabile che i movimenti di migranti e rifugiati lungo la rotta balcanica continuino nel 2021. Bisogna agire senza ritardo» ha affermato Chiara Cardoletti, sottolineando come esista «un obbligo per gli Stati ad ammettere sul proprio territorio chi presenta domanda di asilo alle proprie frontiere, almeno per la durata dell’esame della domanda stessa» e come in questa fase occorra «attivare anche su questo territorio tutti i servizi di assistenza e informazione previsti dalla legge in Italia».

«Purtroppo i migranti e i rifugiati che percorrono la rotta balcanica vivono un’esperienza terribile e rischiano spesso di diventare vittime di violenze durante la traversata», ha dichiarato Laurence Hart. Secondo il rappresentante dell’Oim «le condizioni in cui molte persone arrivano sono estremamente critiche e i profili vulnerabili sono numerosi». Proprio sulla base di questi presupposti — ha aggiunto — «è necessario ricordare come la priorità sia sempre quella di assicurare un’assistenza adeguata sia per coloro che fanno richiesta di asilo sia per tutti coloro che presentano serie vulnerabilità».

Le due agenzie Onu hanno annunciato che continueranno la loro attività di attento monitoraggio della situazione alle frontiere terrestri italiane e si dicono «pronte a identificare le necessità e le risposte più adeguate per strutturare un sistema di identificazione e assistenza coordinato per migranti e rifugiati che coinvolga tutti gli attori presenti sul territorio». Tale sistema, precisano Unhcr e Oim, potrà prendersi in carico le specificità di chi desidera chiedere asilo e consentire al contempo accesso a tutte le informazioni ed i servizi di assistenza previsti dalla normativa italiana.