· Città del Vaticano ·

L’Assemblea ecclesiale dell’America latina e dei Caraibi

Sguardo ecumenico
e interreligioso

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29 gennaio 2021

Domenica 24 gennaio, in concomitanza con la Domenica della Parola e al termine della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, è stata presentata, a Città del Messico, l’Assemblea ecclesiale dell’America latina e dei Caraibi. La concomitanza di questi tre eventi, sebbene si svolgano in continenti ed emisferi diversi, ci invita ad abbozzare una visione provvidenziale a partire dall’ambito ecumenico e interreligioso.

Papa Francesco, in un videomessaggio inviato per l’occasione al Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), ha menzionato due criteri. Il primo è di stare insieme al popolo di Dio, di cui facciamo parte. Un’assemblea unita al popolo di Dio, che non sia un’élite, perché la Chiesa si fa con tutti, senza esclusioni. Il secondo è la preghiera. Il Pontefice ha affermato che in mezzo al popolo di Dio c’è il Signore. Questi due criteri che uniscono inclusione e preghiera sono illuminanti non solo per la sfida missionologica ed ecclesiologica della Chiesa, ma anche perché ci aiutano a camminare pregando insieme, senza esclusioni, in un pellegrinare con le religiosità popolari e ancestrali.

Nel suo messaggio di presentazione, il cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga ha parlato di «un nuovo evento ecclesiale in chiave sinodale, più che episcopale, con una metodologia rappresentativa, inclusiva e partecipativa, come lo è stato il sinodo sull’Amazzonia». Questi concetti di rappresentatività, inclusione e partecipazione, nel quadro dell’ermeneutica sinodale dell’Amazzonia, invitano noi che siamo stati testimoni di quell’incontro a uno sguardo ampio e generoso sulla cultura dell’incontro con altre forme di religiosità popolare, ancestrale, e al contempo alla compartecipazione missionale con altre confessioni di fede cristiana, presenti nel nostro continente “moreno”.

Allo stesso modo, nel suo messaggio di apertura, monsignor Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, presidente del Celam, ha parlato di due immagini simboliche molto significative, che ci invitano a uno sguardo ecumenico inclusivo. In primo luogo, ha messo a fuoco cinque dimensioni della conversione basate sul magistero di Papa Francesco: la conversione pastorale, con Evangelii gaudium; la conversione ecologica, con Laudato si’; la conversione sinodale, con Episcopalis communio; la conversione culturale, con Querida Amazonia; la conversione sociale, con Fratelli tutti. Queste dimensioni di conversione pastorale, ecologica, sinodale, culturale e sociale, fanno sì che tale itinerario si apra a un orizzonte integrale che, come chiara espressione della cattolicità, include gli aspetti dell’ecumenicità con altre confessioni di fede cristiana. Ha quindi imperniato gli orizzonti ecclesiali su quattro punti cardinali auspicati nei quattro sogni di Querida Amazonia (n. 7): «Il sogno di un continente che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa (sogno sociale); il sogno di un continente che difenda la ricchezza culturale che lo distingue, dove risplenda in forme tanto varie la bellezza umana (sogno culturale); il sogno di un continente che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste (sogno ecologico); il sogno di comunità cristiane capaci d’impegnarsi in America latina e nei Caraibi, al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti latinoamericani (sogno ecclesiale)». Qui nuovamente la bandiera che si muove con il vento dello Spirito Santo, sempre inculturato nei venti dei tempi nella diversità di lingue, culture e regioni, ci parla di un movimento e di una direzionalità universali e interreligiosi. Questi sogni sociale, culturale, ecologico ed ecclesiale dialogano nuovamente con uno sguardo incarnato nella diversità antropologica, religiosa e mistica di tutti i popoli e professioni di fede. Tale dimensione interreligiosa, basata specialmente sulla visione spirituale del cosmo dei popoli originari, invita questa futura assemblea a un’apertura interreligiosa, interculturale e interconnessa con questi popoli, padroni e interlocutori della terra e del creato.

Questi sguardi ecumenici e interreligiosi contemplano, senza però limitarsi a questo, la futura presenza di osservatori di altre confessioni di fede nell’assemblea ecclesiale che si terrà a novembre di quest’anno. Tale partecipazione sarebbe auspicabile anche nella fase di preparazione, nella scelta dei contenuti, nell’elaborazione del materiale preliminare e soprattutto nella preghiera, Uniti ad altre confessioni di fede cristiane dalla preghiera e dalla Parola di Dio in modo concreto e non solo a parole. Resi fratelli con l’umile ascolto, l’empatia e la ricezione delle visioni del cosmo dei popoli originari di questo continente indigeno multiculturale e plurilinguistico.

di Marcelo Figueroa