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Appunti di viaggio

Il violino e la fragilità
della Memoria

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29 gennaio 2021

Solo gli allievi più talentuosi della Fondazione tedesca Hagemann possono suonare il violino costruito nel xviii secolo dal liutaio Giuseppe Guarnieri, il grande rivale di Stradivari. I loro concerti sono dedicati a chi ne fu l’ultimo proprietario, Felix Hildesheimer, un commerciante ebreo di strumenti musicali che lo comprò a Stoccarda nel gennaio 1938. Il violino sparì nel 1939, nel clima di violenze e razzie naziste. Ricomparve in un negozio di Colonia nel 1974, fu acquistato e restaurato. Le sue corde tornarono a vibrare. Fu scoperto a chi era appartenuto ma gli eredi di Hildesheimer non hanno ad oggi ricevuto alcun indennizzo ed il loro caso, rimbalzato sui giornali in questi giorni, turba la Germania. Proprio in occasione della celebrazione della Giornata della Memoria, il Paese si è reso conto di quanto la memoria si stia in realtà perdendo e di quanto sia difficile, con il passare del tempo, mantenere gli impegni presi verso le vittime ebree delle depredazioni di opere d’arte e beni preziosi compiute dai nazisti. Scompaiono i testimoni. Diventa sempre più complicato ricostruire i fatti e rischia di incepparsi il meccanismo creato nel 2003 per rendere giustizia agli ebrei derubati dei loro averi dalle SS, per quanto riguarda il periodo precedente alla Seconda guerra mondiale. Ad occuparsi delle compensazioni “eque e giuste” è la Advisory Commission, una struttura composta da avvocati, che svolge indagini e propone accordi tra le famiglie dei vecchi e legittimi proprietari e dei nuovi. Nei due decenni di attività la Advisory Commission ha gestito con successo casi piccoli e grandi, riuscendo a negoziare la restituzione anche di opere importanti. Poi è arrivata la vicenda del violino. È incerta la ragione che spinse Felix Hildesheimer a comprare il prezioso strumento nel 1938 quando il suo negozio era ormai preso di mira dai nazisti. Si può immaginare che volesse acquisire un oggetto di valore, poco ingombrante, con il quale fuggire per rifarsi con la famiglia una vita in Australia. I visti non vennero però concessi e il commerciante si suicidò nell’agosto del 1939. Quando il Guarnieri riaffiorò nel 1974, a comprarlo fu la violinista Sophie Hagemann che, prima di morire, lo affidò nel 2010 alla Fondazione da lei creata per aiutare giovani musicisti. Fu proprio la Fondazione Hagemann a fare indagini sulla provenienza oscura del violino e a segnalare lo strumento al database del governo tedesco sui beni razziati dai nazisti. Ciò consentì di ritrovare i nipoti del commerciante ebreo e di rivolgersi all’Advisory Commission. Nel 2016 fu trovato un accordo: Hildesheimer era stato espropriato con la forza del suo violino. Il suo nome sarebbe stato ricordato nei concerti della Fondazione Hagemann e i suoi pronipoti avrebbero ricevuto 100 mila euro di indennizzo. La fondazione però non ha mai pagato ed ora ha rimesso in discussione tutto, affermando che Felix Hildesheimer avrebbe venduto liberamente il violino, nonostante la condizione della comunità ebraica nella Germania del 1939. L’Advisory Commission non è un tribunale, le sue decisioni non sono sentenze, anche se finora nessuno le aveva mai sfidate. La Fondazione Hagemann è un ente privato, con legami però con l’Università della Musica di Norimberga, di proprietà del Land di Baviera. Un portavoce del ministero della Cultura bavarese ha fatto sapere che lo Stato della Baviera «non ha basi legali per fare pressioni su proprietari privati». Anche il ministero della Cultura del governo federale tedesco afferma di non avere poteri. Ciò mette a rischio tutto il lavoro dell’Advisory Commission, avverte il presidente della struttura, Hans Jurgen Papier. «Se manca un appoggio delle istituzioni nazionali, significa che la politica di restituzione dei beni razziati dai nazisti è arrivata al capolinea», commenta sui media Stephan Klingen, tra i più autorevoli storici dell’arte tedeschi.

di Elisa Pinna