· Città del Vaticano ·

Le prospettive del processo di allargamento Ue nella regione

I Balcani e l’integrazione europea

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29 gennaio 2021

Il processo di allargamento dell’Unione europea ha subito una brusca interruzione, nel 2020, a causa della pandemia provocata dal virus Sars-CoV-2. La diffusione del morbo nel vecchio continente ha imposto alle istituzioni europee di rivedere le priorità e di focalizzarsi sulla risoluzione della crisi economica e dell’emergenza sanitaria.

L’evoluzione del quadro generale non dovrebbe mutare in maniera sostanziale nel corso dei prossimi dodici mesi ed appare improbabile che si registrino spinte decise nei negoziati tra le parti. I Paesi candidati ad entrare nell’Unione europea sono Albania, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia e si trovano tutti nella regione dei Balcani Occidentali. La Federazione di Bosnia ed Erzegovina ha invece fatto richiesta di accesso allo status di candidato nel 2016.

Le popolazioni delle nazioni balcaniche hanno manifestato, nel corso del tempo, un forte spirito europeista ed il loro ingresso nell’Unione potrebbe favorire una pacificazione definitiva di questa parte d’Europa. I Balcani — va sottolineato — sono stati segnati da una serie di conflitti sanguinosi nel corso degli anni Novanta ed i rapporti diplomatici tra le parti, seppur normalizzati, potrebbero risentire degli elementi di tensione persistenti.

La pace nei Balcani passa dall’integrazione europea che, però, è un processo molto lento. I negoziati di accesso di Montenegro e Serbia, aperti rispettivamente nel 2012 e 2014, procedono a rilento e sono lontani da una conclusione. Quelli di Albania e Macedonia del Nord non hanno ancora avuto inizio a causa di alcune controversie interne all’Unione e nei rapporti bilaterali tra Sofia e Skopje.

I continui rinvii e rallentamenti rischiano di frustrare le aspirazioni di chi vorrebbe un’integrazione più veloce, in grado di rispondere alle esigenze dei territori coinvolti e di rilanciare l’azione politica di Bruxelles dopo la Brexit.

L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea è destinata a lasciare ferite profonde nel tessuto comunitario ed un buon modo per superarle potrebbe essere quello di allargare la grande famiglia europea. Si tratta di un’impresa complessa. La dipartita di Londra ha provocato un chiaro depauperamento del potenziale strategico dell’Unione.

L’espansione di Bruxelles nei Balcani Occidentali potrebbe infine favorire la nascita di tensioni con altre grandi potenze, interessate ad espandere la propria penetrazione in questa parte del mondo. La competizione rischia di provocare dissidi e tensioni ed occorreranno azioni decise ed una comunicazione chiara per evitare equivoci ed incomprensioni.

di Andrea Walton