· Città del Vaticano ·

Indagine

Garanzie e dignità
per il lavoro da casa

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29 gennaio 2021

La pandemia ha fatto del lavoro da casa un metodo di impiego diffuso e che difficilmente verrà abbandonato. I benefici economici per i datori di lavoro sono indubbi e dunque d’ora in poi saranno sempre più numerosi i cosiddetti lavoratori invisibili. L’allarme arriva dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) che nel suo ultimo rapporto dal titolo «Lavoro da casa, dall’invisibilità alla dignità» evidenzia l’importanza di garantire una maggiore protezione sociale per questa categoria di lavoratori. Le regole per questo tipo di occupazione sono spesso inadeguate e in molti casi chi lavora da casa è considerato "appaltatore indipendente" e quindi escluso dalle tutele previste dal diritto del lavoro. Secondo le stime dell’Organizzazione già prima della pandemia erano 260 milioni le persone che lavoravano da casa, circa il 7,9% dei lavoratori mondiali, il 56% dei quali (147 milioni) erano donne. Un esercito nascosto, mal pagato e che ogni giorno rischia la salute perché, specie nei Paesi in via di sviluppo, lavora con strumenti insicuri e sostanze tossiche in ambienti non idonei. Un lavoratore invisibile che guadagna molto meno degli altri, perfino nelle professioni più qualificate. Il rapporto stima che chi lavora da casa, ad esempio nel Regno Unito, guadagna il 13% in meno di chi lavora fuori, il 22% in meno negli Usa, il 25% in meno nell’Africa subsahariana e il 50% in meno in Argentina, India e Messico. Si tratta inoltre di lavoratori svantaggiati riguardo alla formazione e all’aggiornamento rispetto agli altri e questo si traduce in un danno nelle prospettive di carriera.

Gli ambiti che registrano il maggior numero di lavoratori “casalinghi” sono il telelavoro, l’artigianato, l’assemblaggio elettronico, le piattaforme digitali, il settore dei servizi, l’annotazione di dati per alimentare i sistemi di intelligenza artificiale. In ambito industriale il lavoro da casa è stato predominante in Europa e Nord America, ma lo spostamento dell’industria ad alta intensità di manodopera verso i Paesi in via di sviluppo negli ultimi decenni ha portato ad un aumento consistente del lavoro da casa anche in questo settore. E con l’arrivo della pandemia il lavoro a casa, che si è provato a nobilitare con il termine “smart working”, è diventato sistema se, come evidenziano i dati dell’Oil, durante i primi mesi di diffusione del virus una persona su cinque è stata costretta a organizzare il suo lavoro da casa. E le previsioni sono che i numeri definitivi del 2020 saranno enormemente più alti e che la crescita degli occupati da casa aumenterà nei prossimi anni. Per questo l’Organizzazione delle Nazioni Unite avverte come necessaria un’azione urgente per tutelare questa categoria di lavoratori. Al momento, infatti, solo dieci Stati membri dell’Organizzazione internazionale del lavoro hanno ratificato la Convenzione che promuove la parità di trattamento tra chi lavora da casa e gli altri dipendenti, e pochi paesi hanno una politica globale sul lavoro da casa. Dunque è necessario dare visibilità a questi lavoratori e migliorare la protezione in questo settore.

Il rapporto sottolinea che per quanto riguarda il settore industriale, è necessario agevolare la transizione del lavoro da casa verso l’economia formale ampliando la protezione giuridica, migliorando il rispetto della legislazione esistente, adottando sempre i contratti scritti, garantendo l’accesso alla sicurezza sociale e informando i lavoratori dei loro diritti. Per coloro che operano da casa su piattaforme digitali, la relazione raccomanda l’uso dei dati generati dal loro lavoro per monitorare le condizioni in cui operano e stabilire salari equi. Per quanto riguarda, inoltre, le persone in telelavoro, l’Organizzazione Onu invita i legislatori a mettere in atto misure specifiche per mitigare i rischi psicosociali e a introdurre un "diritto alla disconnessione" per garantire il rispetto dei confini tra lavoro e vita privata. È necessario, infine che governi, organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro si confrontino per dare visibilità e dignità al lavoro da casa che si tratti di tessere rattan in Indonesia, fare burro di karité in Ghana, fare maschere in Uruguay o telelavoro in Francia.

di Anna Lisa Antonucci