· Città del Vaticano ·

Trasmissione speciale della Radio Vaticana sul messaggio del Papa per la Giornata mondiale

Una comunicazione
che va incontro alle persone

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28 gennaio 2021

I giornalisti accolgano l’appello lanciato da Papa Francesco ad “andare e vedere” i fatti sul posto, consumando le suole delle scarpe e incontrando le persone “dove e come sono”. È quanto sottolineato nella trasmissione di Radio Vaticana «La Finestra del Papa», condotta da Fabio Colagrande, dedicata al messaggio di Papa Francesco per la cinquantacinquesima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Una trasmissione che ha visto alternarsi in diretta Patricia Thomas, giornalista di Associated Press e presidente dell’Associazione stampa estera in Italia, Vania De Luca, vaticanista di Rai News e presidente dell’ ucsi (Unione cattolica stampa italiana), Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della cei , e Alessandro Gisotti, vice-direttore editoriale dei media vaticani.

«Credo che il Papa — è la riflessione di Vincenzo Corrado — con l’espressione “consumare le suole delle scarpe”, contenuta nel messaggio, ci voglia fondamentalmente ricordare che la comunicazione è dinamica, che l’informazione è in continuo movimento. Non per altro i grandi cronisti, soprattutto del passato, parlavano dell’informazione e del giornalismo come di una grande forza empatica che ti permette di entrare in contatto con il vissuto delle persone, fino a farne parte propria: le sofferenze, le gioie, le speranze».

Saper leggere dentro le fratture


Il portavoce della cei sottolinea che, nel momento in cui riesce a sviluppare questa “caratteristica empatica”, il giornalista ha già compiuto parte del suo lavoro. «L’occhio soprattutto di chi comunica — avverte — deve saper leggere dentro le fratture e deve anche offrire delle chiavi di lettura per capire meglio ciò che succede, sviluppare quella capacità di andare dentro le storie, per poter generare un’opinione pubblica che non sia appiattita su circoli viziosi».

Il metodo di Francesco


Con questo messaggio, riprende Alessandro Gisotti, Papa Francesco «va al cuore della comunicazione, all’essenza di cosa significhi comunicare». Ancora una volta, constata, emerge il tema dell’incontro, «parola-chiave di questo Pontificato e che è anche il perno attorno al quale gira tutto il messaggio». Questo, prosegue, «inizia proprio ribadendo l’invito a incontrare, a “venire e vedere” che accompagna i primi emozionanti dialoghi di Gesù con i discepoli». Incontrare, per Francesco, è anche «il metodo di ogni autentica comunicazione umana, non solo di quella professionale». Il vice-direttore dei media vaticani coglie nel messaggio «un approccio disponibile, positivo del Papa rispetto alle nuove tecnologie». Un atteggiamento che ricorda quanto già affermava nel suo primo messaggio per la Giornata delle comunicazioni e cioè che Internet, se vissuto come rete di persone e non solo come rete di fili, «è un dono di Dio». Tuttavia, annota Gisotti, il Papa non manca di sottolineare le insidie del web ribadendo che «per quanto siano importanti le tecnologie, non potranno mai sostituire l’uomo. Sono i giornalisti che devono uscire per le strade, incontrare la gente, cercare le storie. Questo spetta alle persone, non lo possono fare le tecnologie».

La pandemia ci costringe a restare a casa, ma fuori c’è tanto da raccontare


È stata dunque la volta di due giornaliste sul campo, abituate a consumare le suole delle scarpe nel proprio lavoro quotidiano. «Noi — ne è convinta Patricia Thomas — dobbiamo esserci, dobbiamo sempre essere lì di persona e vedere, anche se con questa pandemia le cose sono peggiorate e a tanti giornalisti è chiesto di rimanere a casa, di fare le interviste via Zoom o via Skype». La presidente di Stampa estera ha dunque ricordato la mostra «Lockdown Italia», promossa dalla sua associazione e inaugurata l’ottobre scorso ai Musei Capitolini. Una mostra fotografica che racconta l’Italia nella primavera del 2020, nel momento in cui irrompe il virus e, a causa delle misure di contrasto alla pandemia, cambia radicalmente il modo di vivere degli italiani. Per Thomas, i giornalisti devono «cogliere tutto questo come un’opportunità, non sentirsi sconfitti in questo momento difficile. Bisogna cercare di uscire di più e raccontare quello che avviene. Anche sulla questione dei vaccini, bisogna domandarsi chi parlerà dell’Africa. Bisogna spingersi oltre l’Europa, oltre gli Stati Uniti: ci sono molti servizi da fare, molti avvenimenti e storie da seguire».

L’ultimo contributo in trasmissione è stato quello di Vania De Luca che, proprio in questi giorni, ha pubblicato il volume Pandemie Mediali. Narrazioni, socializzazioni e contaminazioni del mediavirus, curato assieme a Marica Spalletta per i tipi di Aracne Editrice. «In un momento in cui la pandemia è ancora in corso — spiega la presidente dell’ ucsi — abbiamo cercato, da diverse angolazioni e punti di vista, di capire come la pandemia abbia influenzato l’informazione e come un’informazione corretta possa aiutare a uscirne».

I rischi dell’“infodemia”


Per De Luca, bisogna cogliere l’invito del Papa ad andare a vedere, a incontrare le persone dove e come sono, superando anche i limiti del momento. «Credo — rileva — che ci sia stato in questo periodo di pandemia, almeno in Italia, un grandissimo sforzo per garantire un’informazione puntuale. Abbiamo avuto tanti colleghi che sono entrati nei reparti covid, pur con i rischi che questo comportava, per raccontare ciò che stava accadendo». Di qui, la consapevolezza che «l’informazione abbia avuto, abbia e avrà sempre un ruolo importante a patto di essere un’informazione certificata, sicura, che si interroghi un po’ anche sui rischi dell’infodemia, cioè di quell’eccesso di informazioni che circolano, che non sono certificate e che spesso sono messe in giro ad arte per insinuare dubbi, che minacciano piuttosto che ricostruire la verità».