· Città del Vaticano ·

Documento dei leader cattolici sul Trattato contro le armi nucleari

Tutti per il disarmo

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23 gennaio 2021

«Crediamo che il dono della pace di Dio sia all’opera per scoraggiare la guerra e superare la violenza». Per questo «accogliamo con favore l’entrata in vigore il 22 gennaio 2021 del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari». Parole piene di soddisfazione quelle contenute nel documento firmato da alcuni leader della Chiesa cattolica di tutto il mondo che si dicono incoraggiati dal fatto che la maggioranza dei Paesi membri dell’Onu «sostenga attivamente il nuovo trattato attraverso l’adozione, le firme e le ratifiche», esortando altre nazioni ad aderire all’accordo.

Nel documento — sottoscritto fra gli altri dal patriarca di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, dal presidente della Conferenza episcopale italiana, Gualtiero Bassetti, e dal presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea, cardinale Jean-Claude Höllerich — si ricorda che la Santa Sede è stata «tra i primi Stati ad aderire all’accordo nel 2017» e si sottolinea come i sondaggi dell’opinione pubblica mondiale dimostrino la convinzione globale che le armi nucleari debbano essere abolite. «La peggiore di tutte le armi di distruzione di massa è stata da tempo giudicata immorale. Adesso è anche finalmente illegale», rimarcano i rappresentanti religiosi che non mancano però di esprimere preoccupazione per il continuo rischio per l’umanità «che possano essere utilizzate armi nucleari e per le conseguenze catastrofiche che ne deriverebbero».

Ecco perché è importante che la nuova intesa si basi «su un crescente corpo di ricerca sulle catastrofiche conseguenze umanitarie ed ecologiche di attacchi nucleari, test e incidenti». Al riguardo vengono portati due esempi «che parlano a tutte le persone»: gli impatti sproporzionati delle radiazioni su donne e ragazze e i gravi effetti sulle comunità indigene le cui terre sono state utilizzate per i test nucleari. Un impegno che deve essere profuso da tutti, come richiesto da Papa Francesco, il quale, si ricorda nel testo, durante la sua storica visita (nel novembre 2019) alle città bombardate di Hiroshima e Nagasaki ha condannato sia l’uso che il possesso di armi nucleari da parte di qualsiasi Paese. «Sicuramente, in quest’epoca di crescente interdipendenza e vulnerabilità globale la nostra fede ci invita a cercare il bene comune e universale» e, conseguentemente, la cooperazione internazionale è essenziale «per affrontare la pandemia di covid-19, il cambiamento climatico, il divario tra ricchi e poveri e la minaccia universale delle armi nucleari», ribadiscono i firmatari del documento. In tale ambito, prezioso sarà l’apporto di leader cattolici, conferenze episcopali nazionali e regionali, nonché di istituzioni e fondazioni cattoliche, invitati «a discutere e deliberare sul ruolo significativo che la Chiesa può svolgere nel costruire il sostegno per questa nuova norma internazionale».