· Città del Vaticano ·

Atlante - Cronache di un mondo globalizzato

Si apre la stagione
di Biden

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22 gennaio 2021

Thomas Stearns Eliot, il grande poeta statunitense poi divenuto cittadino britannico, elaborò, in uno dei suoi celebri saggi letterari, il concetto di “correlativo oggettivo” per esprimere una sensazione attraverso un dato concreto. Le duecentomila bandiere statunitensi piantate lungo il Mall durante il giuramento di Joe Biden possono allora essere considerate come il correlativo oggettivo della situazione attuale del Paese. Danno cioè il senso del lavoro che attende il 46° presidente, appena entrato alla Casa Bianca.

La presenza di quelle bandiere, e insieme la forzata assenza della cittadinanza, evocano la necessità della ricostruzione del Paese ferito dalla pandemia e dalla crisi economica, lacerato dalle tensioni razziali e dalla polarizzazione politica. Simboleggiano l’urgenza di una nuova unità nazionale, a lungo evocata da Biden durante il suo discorso di insediamento. Unità da ricercare attraverso un’accurata ricostruzione dei rapporti politici per creare uno spazio democratico in cui tutti possano sentirsi riconosciuti, al di là degli schieramenti e oltre le inevitabili differenze, e dove quindi non ci sia ragione d’essere per complottismi e zone d’ombra.

È un’opera ardua quella che attende Joe Biden anche in chiave internazionale, terreno nel quale gli Stati Uniti devono ricostruire il loro ruolo di motore del multilateralismo, nella chiave di una maggiore unità della comunità internazionale. Non è un caso, infatti, che tra i primi ordini esecutivi firmati da Biden vi siano quelli che dispongono il ritorno degli Stati Uniti nell’accordo di Parigi sul clima e nell’Organizzazione mondiale della sanità, messa sotto accusa dalla precedente amministrazione per la gestione della crisi pandemica. Se il senso di un’azione politica è la ricerca dell’unità, questa va estesa nel modo più ampio possibile, soprattutto per cercare di affrontare sfide globali come il cambiamento climatico e il coronavirus.

All’interno dei confini statunitensi il covid-19 — come ha ricordato Biden nel suo discorso di insediamento — ha causato più vittime della seconda guerra mondiale. E l’unità nella risposta alla pandemia si trova nell’accesso al vaccino. Il nuovo presidente ha lanciato una campagna di immunizzazione che dovrebbe raggiungere 100 milioni di persone in 100 giorni. Per contrastare pandemia e recessione ha anche annunciato, ancora prima del giuramento, l’American Rescue Plan, una maxi-manovra da 1.900 miliardi di dollari che richiede l’approvazione del Congresso. Nell’attesa che venga deliberato lo stanziamento dei fondi, ha imposto l’uso della mascherina negli edifici pubblici federali e nei trasporti, marcando così una forte discontinuità con il recente passato, segnato da un atteggiamento riduzionista e da innumerevoli polemiche tra politici e scienziati. Non sorprende quindi che dopo il giuramento di Biden, il virologo di riferimento della Casa Bianca, Anthony Fauci, abbia per la prima volta affermato di sentirsi in piena sintonia con l’amministrazione, la quale, parrebbe intenzionata a contribuire allo sforzo internazionale per garantire la diffusione del vaccino su scala mondiale.

Da soli non si vince, né si può dare concretezza ai sogni. Nemmeno al sogno americano di libertà e di giustizia per tutti, evocato da Jennifer Lopez durante la sua esibizione per il giuramento. Un sogno che può essere raggiunto solo nel segno dell’unità.

di Giuseppe Fiorentino