· Città del Vaticano ·

Il valore politico
della sobrietà

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22 gennaio 2021

Lo scorso fine settimana ha avuto luogo — telematicamente, nel rispetto delle norme anti-covid — uno storico congresso dell’Unione Cristiano-Democratica di Germania (Cdu), dove un migliaio di delegati ha votato per scegliere il nuovo presidente del partito. A rendere speciale questa votazione rispetto alle precedenti è stata la sua atmosfera, dominata dalla ormai vicina uscita di scena del cancelliere Angela Merkel. Merkel aveva annunciato la sua intenzione di ritirarsi dalla politica a fine mandato già nell’ottobre del 2018, in seguito al forte calo di consensi riscontrato dalla Cdu nelle elezioni statali in Assia, ribadendo la decisione durante l’ultimo discorso di fine anno.

Durante il suo lungo periodo di governo, secondo in durata solo a quello di Helmut Kohl, la figura di Angela Merkel ha indubbiamente conquistato un’enorme rilevanza tanto a livello nazionale quanto europeo e mondiale. Nata ad Amburgo ma cresciuta nel paese di Templin, nell’allora Repubblica Democratica Tedesca, Merkel venne eletta al Bundestag nel 1990, all’indomani della caduta del Muro. Ha successivamente ricoperto le cariche di Ministro per le Donne e i Giovani prima e per l’Ambiente e la sicurezza dei reattori poi, guadagnandosi il soprannome di “das Mädchen” (la ragazza) per via della sua giovane età. In seguito divenne nel 2000 la prima presidente donna della Cdu, per poi essere eletta cancelliere cinque anni dopo.

Nel corso dei quattro mandati di Angela Merkel, spesso paragonata all’ex premier britannico Margaret Thatcher per via del carattere fermo e della formazione scientifica, molte iniziative del suo cancellierato sono state largamente dibattute, dalla decisione di non chiudere i confini durante l’emergenza migranti del 2015 alle politiche di austerity seguite durante la crisi finanziaria dell’Unione europea. Non sono mancate critiche nei suoi confronti, nemmeno da parte di compagni di partito come Fredrich Merz, il candidato sconfitto nella recente votazione della Cdu. Ma la vera caratteristica peculiare del cancelliere tedesco è il suo approccio politico sobrio e pragmatico, improntato sempre al raggiungimento della stabilità. Un metodo rimasto pressoché immutato nel corso degli oltre 15 anni di governo di Merkel e applicato rigorosamente ad ogni aspetto della sua politica, dall’economia fino ai suoi discorsi composti nel linguaggio e nella postura, con l’ormai celebre “posa del diamante”.

Sono in molti, fra studiosi e giornalisti, a parlare in questi giorni della fine di un’era e di un certo modo di fare politica rispetto all’uscita di scena di Merkel. E da un certo punto di vista è vero. Il pragmatismo di Angela Merkel ha rappresentato il superamento delle politiche basate sull’ideologia che avevano caratterizzato le due Germanie, mettendo al primo posto la stabilità. Una rottura rappresentata anche metaforicamente dalla sua presa di distanza da Helmut Kohl in seguito allo scandalo nel quale l’ex cancelliere rimase coinvolto nel 2000. Questo approccio le ha permesso di guadagnare un consenso solidissimo, di gran lunga superiore agli standard europei.

In un periodo storico caratterizzato dalla forza dei movimenti populisti, una simile linea potrebbe in effetti sembrare superata. Ma questo non si può dare per scontato: il congresso della Cdu ha infatti eletto come nuovo presidente il governatore del Nordreno—Westfalia Armin Loschet, considerato il candidato più vicino alla linea politica del cancelliere.

di Giovanni Benedetti