· Città del Vaticano ·

Papa Francesco
e la storia di Joy

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
21 gennaio 2021

Nella prefazione al libro di Mariapia Bonanate «Io sono Joy» (San Paolo), Papa Francesco ripercorre l’intensa testimonianza di una ragazza nigeriana che approda in Italia dopo un viaggio drammatico con l’illusione di trovare un lavoro, finendo invece sulla strada. La giovane si salva grazie alla fede in Dio e all’incontro con una comunità di accoglienza a Caserta. Il volume sarà nelle librerie dal 27 gennaio.

Ho accolto volentieri l’invito a scrivere questa breve prefazione, con il preciso intento di consegnare ai lettori la testimonianza di Joy come “patrimonio dell’umanità”.

Joy è una giovane che, in Italia, ha vissuto una seconda nascita. La sua terra natia è la Nigeria, angolo del nostro pianeta in cui ha visto per la prima volta la luce del sole e da dove la sua vita si è messa in viaggio.

Con questo libro, Joy fa dono della sua storia personale a ogni donna e a ogni uomo che coltivi un’autentica passione per la salvaguardia della vita. Ci restituisce la sua drammatica esperienza di viaggio, con la semplicità dei testimoni che, raccontandosi, danno voce a Dio: in ogni dettaglio della sua storia, infatti, Dio le è accanto, come un protagonista nascosto, silenzioso, ma non per questo inerte nelle vicende narrate.

La traversata del deserto, i mesi trascorsi nei campi di detenzione libici, il tragitto in mare, nel corso del quale si è salvata dal naufragio, sono altrettanti capitoli di una narrazione allo stesso tempo autobiografica e corale. Mentre prendiamo parte alla sua storia, compaiono innanzi ai nostri occhi anche Loweth, Glory, Esoghe, Sophia, Mary, amiche che hanno una storia simile alla sua e a quella di migliaia di ragazze nigeriane.

Quella di Joy è una storia che accomuna tante altre persone, come lei rapite in una catena infernale e colpite dalla tragedia dell’invisibilità della tratta. Una storia tanto sconosciuta quanto sinistramente onnipresente nelle nostre società globalizzate.

A ben guardare, la sua  via crucis  si dispiega come un mosaico di realtà vissute dai tanti fratelli e sorelle più vulnerabili, resi “trasparenti” agli occhi degli altri.

Solamente dopo il suo approdo in Italia, Joy ha scoperto di essere stata ingannata e di essere caduta nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Questi percorsi di disumanizzazione sembrano presentare una costante nella loro “genesi”, nel modo in cui hanno inizio: l’essere costretti a lasciare il proprio Paese d’origine, per andare a infoltire le periferie delle grandi metropoli. Dispersi nell’anonimato, questi “invisibili” smarriscono progressivamente quei punti di riferimento identitario che li ancorano alla propria cultura.

È quanto succede, ancora oggi, a tante famiglie. I trafficanti, individui senza scrupoli che prosperano sulle disgrazie altrui, approfittano della disperazione della gente per soggiogarla al loro potere. Si arriva, persino, a progettare il tradimento “metodico”: si privano le vittime di informazioni chiare fino al momento in cui il sopruso e la violenza della strada prendono il sopravvento e finiscono per uccidere i sogni.

È ciò che è accaduto a Joy e alle sue amiche.

A questo punto non posso fare a meno di rivolgere un interrogativo al lettore: dal momento che sono innumerevoli le giovani donne, vittime della tratta, che finiscono sulle strade delle nostre città, quanto questa riprovevole realtà deriva dal fatto che molti uomini, qui, richiedono questi “servizi” e si mostrano disposti a comprare un’altra persona, annientandola nella sua inalienabile dignità?

Nella lettura di questo memoriale siamo portati a scoprire, pagina dopo pagina, quanto la testimonianza di Joy ci inchiodi dinanzi ai pregiudizi e alle responsabilità che ci rendono attori conniventi di questi avvenimenti. Ci farà bene metterci al fianco di Joy e fermarci con lei sui suoi “luoghi” del dolore inerme e innocente. Dopo aver sostato lì, sarà impossibile rimanere indifferenti quando sentiremo parlare dei battelli alla deriva, ignorati e anche respinti dalle nostre coste. Joy si trovava su uno di essi.

Nel suo cammino verso la libertà, Joy ci indica due realtà fondamentali: anzitutto, la  fede  in Dio che salva dalla disperazione. Una fede salda, messa alla prova nei momenti più duri. In secondo luogo, la  comunità. Joy ha dato inizio alla sua rinascita nel momento in cui è stata accolta dalla comunità “Casa Rut” di Caserta.

Una casa di accoglienza può fregiarsi del bel nome di “comunità” solo quando è capace di accogliere, proteggere, integrare e promuovere nel suo seno ogni vita.

Questo libro è un racconto di fede, un canto di speranza e di ringraziamento per chi offre la propria vita ponendo in atto questi quattro verbi dal sapore evangelico.

Joy aiuta tutti noi ad aprire gli occhi, «a conoscere per meglio capire». spesso sono proprio loro, le vittime degli abusi più efferati, ad essere fonte inesauribile di supporto e di sostegno per le nuove vittime. I loro ricordi si rivelano come risorse informative di fondamentale importanza al fine di salvare altri giovani che versano nelle medesime condizioni.

Vorrei ringraziare tutte le persone e le organizzazioni che, anche a costo della loro incolumità, soccorrono le vittime dell’odierna schiavitù. Con la loro instancabile dedizione, restituiscono il valore di sé a chi è stato privato della dignità personale; riportano la fiducia e la speranza nella vita di quanti sono stati ingannati e hanno vissuto l’imposizione del terrore da parte di chi, dopo essersi presentato come salvatore, si è rivelato carnefice.

Ricondurre alla luce del sole quelle persone che sono state costrette a vivere nel buio fuligginoso dell’indifferenza sociale è un’opera di misericordia da cui non possiamo esimerci.

Infine, vorrei rivolgermi a te, Joy.

“Ti chiami Joy”, sei stata la  gioia di tua madre fin dal grembo materno, e così hai ricevuto da lei questo bel nome che è anche uno dei nomi propri di Dio. Tu sei Joy, simile a tante donne di cui oggi raccontiamo la storia ma, soprattutto, tu “sei Joy”: unica, desiderata, e tanto amata.

Ti ringrazio per averci dato la possibilità di unirci a questa tua esperienza di assoluto coraggio che ci permette di capire meglio chi soffre la tratta.

Carissima Joy, come scrivi tu in queste pagine: «Soltanto l’amore, che alimenta la pace, il dialogo, l’accoglienza e il rispetto reciproco, può garantire la sopravvivenza del nostro pianeta». Allora, mi raccomando: «Coraggio, studia e non avere paura». «Brava, vai avanti così!».

Solennità della B.V. Maria Assunta in cielo
San Giovanni in Laterano 15 agosto 2020

Francesco