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La «Trasfigurazione» di Spoleto

Un fecondo confronto

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20 gennaio 2021

La Trasfigurazione di Spoleto è custodita nella chiesa di San Domenico, uno dei massimi edifici religiosi all’interno delle mura della città, sorta sull’antica cappella dedicata al Salvatore attorno al primo nucleo del convento domenicano risalente al 1247. La chiesa segue il tradizionale schema degli edifici religiosi degli Ordini mendicanti, sia nell’accentuata dicromia della cortina esterna che nell’interno, a navata unica con un ampio transetto ed il presbiterio fiancheggiato da cappelle. L’aula ha subìto una radicale trasformazione barocca nel xvii secolo, con l’inserimento del grandioso soffitto ligneo a cassettoni che inquadrava dipinti su tela, delle complesse macchine di altare lungo le pareti laterali e la decorazione con stucchi e tele di quelle che fiancheggiano la tribuna.

Dopo il 1860, con l’attuazione dei decreti del Regio Commissario Generale per le province dell’Umbria Gioacchino Napoleone Pepoli, il convento venne soppresso e negli anni a seguire divenne prima sede del tribunale, poi di un istituto scolastico. I padri domenicani, che rimasero ad officiare la chiesa in questo periodo così difficile, lasciarono Spoleto nel 1915 e l’allora vescovo, monsignor Pietro Pacifici, affidò la struttura alla Provincia Serafica Riformata dell’Umbria, che ne prese possesso nel 1916.

I padri francescani diedero così avvio ad un graduale processo di trasformazione della chiesa che ne rimise in luce l’aspetto tre-quattrocentesco, completato con l’intervento dell’architetto Ugo Tarchi intorno al 1930-1934. Progressivamente vennero smontate le macchine di altare nelle navate, le grandi tele trasferite negli ampi spazi della chiesa, riaperte alcune delle alte monofore. Anche la Trasfigurazione, tradizionalmente attribuita al Cavalier D’Arpino, subì questa sorte: rimossa dalla sua monumentale macchina presso l’Altare del Nome di Gesù — dove era inquadrata dai dipinti dei Misteri del Rosario di Perino Cesarei — venne ricollocata nella controfacciata, sopra l’ingresso principale della chiesa. Qui rimase fino ai lavori di ristrutturazione che interessarono la chiesa dopo il terremoto del 1997 e poi rimontata lungo la parete sinistra.

L’idea di studiare più a fondo la tela della Trasfigurazione di Spoleto è nata a monsignor Giampiero Ceccarelli, Direttore dell’Ufficio beni culturali dell’arcidiocesi di Spoleto-Norcia, affascinato dal monumentale dipinto e dall’alone di mistero che lo circondava, partendo dalla sua attribuzione al Cavalier D’Arpino non confermata da alcuna fonte diretta.

Nel 2020 l’Umbria si stava preparando a celebrare il v centenario dalla morte di Raffaello Sanzio, valorizzando le opere e i luoghi in cui ha operato l’illustre pittore di Urbino e, grazie al lavoro del Comitato organizzativo regionale, promuovendo su tutto il territorio regionale iniziative volte ad attività di ricerca, restauro e valorizzazione di opere espressione dell'eredità di Raffaello.

In questo filone si inserisce il progetto promosso dall’arcidiocesi di Spoleto-Norcia, ovvero lo studio della grande tela che ripropone, non solo nella scelta del soggetto iconografico ma anche nella struttura della composizione e in tanti altri dettagli, la Trasfigurazione di Raffaello custodita presso i Musei Vaticani, grazie alla cui collaborazione si giungerà a confrontare i risultati delle indagini diagnostiche sui due dipinti. Che la Trasfigurazione di San Domenico a Spoleto sia una copia prossima alla Bottega di Raffaello oppure più tarda, in assenza di dati certi e documenti d’archivio, solo lo studio dei materiali e delle tecniche di esecuzione potranno dircelo, tuttavia sarà questa un’occasione per vedere da vicino come si lavorava in una bottega cinquecentesca romana dopo Raffaello e come si procede oggi all’attribuzione di un’opera d’arte.

di Renato Boccardo


Il 20 gennaio 2021 alle ore 17 sui canali social dell’arcidiocesi di Spoleto-Norcia e del Museo diocesano viene illustrato il progetto «Un enigma raffaellesco. La tela della Trasfigurazione nella chiesa di San Domenico a Spoleto», organizzato dall’arcidiocesi di Spoleto-Norcia in collaborazione con i Laboratori dei Musei Vaticani. L’evento rientra nel programma pensato dai Musei ecclesiastici umbri (Meu) con il sostegno dalla Regione Umbria nell’ambito del progetto «IncontrArti oltre l’immagine», per accompagnare le persone in questo tempo sospeso. L’evento è introdotto dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo. A seguire interventi di Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, Elvira Cajano, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria, Vittoria Garibaldi, direttore tecnico-scientifico del Laboratorio di diagnostica beni culturali di Spoleto, e Antonella Filiani, presidente della Coobec di Spoleto.