· Città del Vaticano ·

L’iniziativa editoriale evidenzia gli intrecci tra il Paese dei cedri e il sacro testo

La Bibbia del Libano

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20 gennaio 2021

«Si saziano gli alberi del Signore, i cedri del Libano da lui piantati». Così racconta il Salmo 104, tutto intessuto di benedizioni al Signore per gli splendori del creato. Mentre nel Cantico dei Cantici, il canto nuziale letto da millenni come figura dell’amore di Dio per il suo popolo, lo sposo chiama dal Libano la sposa, chiedendole di scendere «dalla vetta dell’Amana, dalla cima del Senir e dell’Ermon», mentre si inebria del «profumo delle tue vesti» che «è come quello del Libano».

Nel Paese dei cedri, i «Cedri del Signore», le parole del Cantico sono state riprese in un tradizionale inno nuziale, Vieni dal Libano, che ancora si canta nelle chiese durante i matrimoni. Per chi è figlio di quella terra, leggere il testo biblico vuol dire imbattersi di continuo in nomi, luoghi o vicende familiari.

Trenta su sessantasei libri della Bibbia ricordano il Libano o parlano di cose collegate a quel Paese. Il nome del Libano ricorre 71 volte nell’Antico Testamento, i suoi cedri vengono nominati settantacinque volte. Nella sacro testo figurano trentacinque località insieme a undici personaggi libanesi, come il re fenicio Hiram di Tiro. E da qualche mese, nelle case di tante famiglie si va diffondendo una edizione della Bibbia approntata apposta per far vibrare risonanze e suggestioni «nel cuore di ogni libanese».

L’intuizione è venuta a Michael Bassous, segretario generale e amministratore della Bible Society del Libano: curare e pubblicare una edizione della Bibbia disseminata di note, grafici, inserti e immagini che documentano e illuminano tutti gli innumerevoli intrecci esistenti tra la aacra Scrittura e il Paese dei cedri.

Il testo biblico completo, Antico e Nuovo Testamento, vi compare nella versione interconfessionale in arabo approvata e pubblicata nel 1992 su iniziativa della Bible Society. Una sezione del volume raccoglie immagini a colori e schede su tutti i singoli aspetti e dettagli — eventi storici, foreste, santuari e siti archeologici, città e villaggi, animali e piante, personaggi storici, tradizioni popolari, cibi e bevande — che contribuiscono a disegnare l’affresco del “Libano biblico”. Così, mentre si leggono i libri del testo sacro, si ha anche l’impressione di muoversi tra le montagne, le valli e i fiumi libanesi. Si riscoprono i nomi di città perdute e si rintracciano i tratti “biblici” nascosti in quelle travolte dalla cementificazione degli ultimi decenni.

La pubblicazione della “Bibbia libanese” avviene nell’anno in cui ricorre il centenario di fondazione del Grande Libano — precursore dell’attuale Stato libanese — e il bicentenario della presenza della Bible Society nella regione. Un evento di presentazione dell’opera si è tenuto anche a Bkerké, nella sede del patriarcato maronita, lo scorso 5 dicembre. All’evento, tra gli altri, hanno preso parte i due principali curatori della Bibbia del Libano, il vescovo Joseph Naffah e il pastore evangelico Issa Diab, insieme al vescovo maronita Antoine Aoukar, membro e tesoriere del Consiglio della Bible Society in Libano, e a Michael Bassous.

Intervenendo all’incontro, anche il patriarca maronita, cardinale Béchara Boutros Raï, ha espresso riconoscenza per l’iniziativa editoriale, volta a riscoprire tutti i gli intrecci, quelli conosciuti e quelli più nascosti, che uniscono la sua patria al testo biblico, quasi in ogni libro. «È come se le pagine della Bibbia — ha riconosciuto il patriarca — inalassero a ogni passo il respiro dei cedri del Libano». Nell’Antico Testamento, il legno dei cedri libanesi, tagliato dal lavoro di trentamila coscritti israeliti, viene usato da re Salomone per costruire il tempio di Gerusalemme, e servirà anche alla sua ricostruzione, dopo l’esilio babilonese del popolo eletto. Al re fenicio Hiram, lo stesso Salomone paga anche il prezzo delle sue importazioni di carbone e olio. Mentre nel vangelo secondo Matteo, Gesù guarisce la figlia della Cananea dopo essersi spostato «verso le parti di Tiro e Sidone» (Matteo, 15, 21), ora nel sud del Libano, nella tormentata area di confine con Israele.

L’iniziativa editoriale potrà diventare uno strumento utile anche per chi, prima o poi, tornerà a compiere pellegrinaggi e visite turistiche su itinerari libanesi, e per gli appassionati di studi storici. Ma nel Libano del tempo presente, afflitto da tribolazioni senza fine, anche la nuova versione ecumenica della Bibbia libanese non si esaurisce nella raccolta di spigolature riservate a cultori dell’erudizione. L’iniziativa, in accordo con la vocazione propria della Bible Society, può facilitare l’incontro tra le urgenze reali delle comunità umane e la «Parola trasformante di Dio». La storia della salvezza ha tante volte incrociato il suo cammino con il pezzo di Terra santa chiamato Libano. E anche oggi — suggerisce in qualche modo l’opera — questo intreccio misterioso può riaccadere ed essere colto con vertigine nel tempo presente, in quel luogo di Dio e con il popolo che lo abita, coi suoi malanni e le sue miserie umane. In un Paese che da decenni appare fatalmente sospeso tra l’essere modello di convivenza e prosperità o icona del Medio oriente dilaniato da conflitti settari, insanguinato di guerre tra fratelli. Una terra dove anche l’ormai esigua “foresta dei cedri del Signore” perdura custodita come un piccolo resto, sottratta allo scempio ecologico che l’ha saccheggiata lungo i millenni. Segno visibile ed enigmatico di un tempo che si consuma, procedendo verso il suo compimento. È scritto nel libro di Isaia: «La gloria del Libano verrà a te. Cipressi, olmi e abeti insieme, per abbellire il luogo del mio santuario, per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi» (60, 13).

di Gianni Valente