· Città del Vaticano ·

La diocesi di Termoli-Larino promuove il Fondo San Martino

Per una cultura della cura

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19 gennaio 2021

«Quella che vogliamo promuovere è una cultura della cura, che non è solo una risposta sanitaria, ovviamente molto importante, ma una “filosofia della cura”, perché questo tempo così difficile ci ha messo davanti a molte problematiche, pure qui da noi in Molise. E allora serve una risposta anche come impianto generale, esprimendola nella vicinanza al prossimo, per una società nuova. In questo senso mi sono sentito molto confortato dal messaggio di Papa Francesco per l’ultima Giornata mondiale della pace, dal suo ribadire l’importanza della cultura della cura». Così Gianfranco De Luca, vescovo di Termoli-Larino, sintetizza il grande lavoro caritatevole che arriva da una piccola diocesi e che passa anche attraverso l’istituzione del Fondo San Martino «perché — sottolinea il presule molisano — siamo chiamati anche noi a dividere il mantello con il povero. Tanto più perché la vera emergenza non è quella di oggi, ma sarà quella di domani». E così i sacerdoti di questa diocesi di poco più di 100.000 abitanti sono stati invitati a versare parte del loro stipendio mensile in questo Fondo «per dare un segno, anche se non abbiamo chissà quali entrate, mentre ora stiamo allargando la richiesta anche ai piccoli e medi imprenditori», aggiunge De Luca, che torna subito sulla prospettiva di un futuro difficile: «Il Fondo nasce in considerazione di un’emergenza che non è solo legata al passato, al lockdown, o a quello che stiamo facendo nel presente, ma a quello che ci sarà da fare dopo, quando finirà la cassa integrazione o il blocco dei licenziamenti, quando non ci saranno più sussidi di sorta e ne pagheranno le conseguenze anche i tanti lavoratori atipici che abbiamo da queste parti».

E basta fare un salto nella sede della Caritas diocesana, sempre a Termoli, per un quadro della situazione, contenuto nel Rapporto povertà 2020 e anticipato dal sociologo Gianni Pinto: «La situazione di fragilità del basso Molise, con l’aumento della povertà relativa, è un fenomeno che purtroppo fa leva anche su una situazione pregressa di difficoltà che non ci aveva portato neppure a recuperare le perdite socio-economiche della crisi del 2008. Ora l’emergenza covid sta facendo il resto, compreso un costante impoverimento demografico, con lo spopolamento dei paesi interni e tanti giovani che vanno via per studiare o per lavoro. Il reddito medio dei molisani è sceso del 20 per cento sotto quello della media nazionale, dati preoccupanti riguardano sia il reddito personale che quello familiare. Quest’ultimo valore, ad esempio, è del 17,5 per cento contro una media nazionale dell’11,8 per cento. La crisi covid è stato uno spartiacque che ha fatto esplodere anche qui l’emergenza dei nuovi poveri». Sono sempre più numerosi, infatti, quelli che fino a ieri stavano relativamente bene e ora, avendo perso un lavoro sicuro o anche la stagionalità del turismo, bussano per un aiuto alimentare, per pagare l’affitto o le bollette, come conferma suor Lidia Gatti, direttrice della Caritas, con una percentuale più alta di italiani e un preoccupante aumento anche delle persone con più di 65 anni. Una volta, per capirci, nei paesi del Molise era improbabile trovare un anziano in stato di bisogno. Così come capitava ancora più raramente che un padre di famiglia chiedesse qualcosa per i figli o che la crisi riguardasse l’universo femminile. E anche la crisi covid sta diventando una crisi dell’istituto famiglia: agli sportelli Caritas si rivolge un numero sempre maggiore (oltre un quarto dei richiedenti, secondo il Rapporto) di persone divorziate o separate. E questo sarebbe stato impensabile nel Molise di un decennio fa.

La Caritas di Termoli-Larino fa quello che può, anche con un “primato” nazionale di cui c’è poco da vantarsi e ancor meno da stare allegri, ovvero l’introduzione del microcredito già nel 2002, cercando di aiutare con piccoli prestiti le famiglie già allora indebitate o in difficoltà in questa terra dove le occasioni di lavoro arrivano con il contagocce. E il Rapporto della Caritas diocesana mette in risalto anche una certa distanza rispetto alle istituzioni locali, laddove il Molise arriva come fanalino di coda in Italia nella messa a bilancio di spese per il sociale, con appena 60 euro pro capite.

«Ma il difficile viene ora — torna a ribadire il vescovo De Luca — perché ci aspettano mesi ancora più difficili. Eco perché destineremo i soldi del Fondo San Martino in maniera particolare per le famiglie in situazione di disagio, per cercare di far fronte come possiamo alle nuove emergenze. Anche per questo ho deciso di lanciare un appello pure ai piccoli e medi imprenditori di questa terra: se potete, come potete, donate anche voi un pezzetto del mantello. Anche l’Avvento di solidarietà, che di solito facciamo ogni anno per un’opera specifica, magari missionaria, quest’anno è stato destinato al Fondo San Martino. E devo dire — conclude — che una prima, buona risposta c’è già stata, grazie a tanti uomini e donne di buona volontà. Certo, non abbiamo la soluzione a tutti i problemi, ma ripeto che come Chiesa, e come ci invita a fare Papa Francesco, dobbiamo essere anche segno, dobbiamo dare un segno di condivisione e di partecipazione che vada proprio nella direzione della cultura della cura».

di Igor Traboni