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«Per una geopolitica del diritto dell’impero romano d’Oriente» di Danilo Ceccarelli Morolli

Tenere insieme
popoli diversi

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18 gennaio 2021

Il titolo del lavoro di Danilo Ceccarelli Morolli Per una geopolitica del diritto dell’impero romano d’Oriente (Roma, Valore Italiano, 2020, pagine 181, euro 26) potrebbe trarre in inganno perché nel lavoro ci sono suggestioni che vanno ben al di là degli aspetti giuridici o geopolitici e tratteggiano aspetti culturali così ricchi che finiscono per delineare una civiltà. L’autore, docente nella Facoltà di Diritto canonico orientale del Pontificio Istituto Orientale, intende rivolgere lo sguardo non al passato, sia pur glorioso, ma evidenziare i diversi aspetti di una cultura giuridica che, ancora oggi, pervadono il presente e non solo quello occidentale. Nelle pagine, fittissime di contenuti e riferimenti, è possibile cogliere la continuità e le differenze tra la Roma occidentale e quella orientale. Non a caso l’autore preferisce parlare di diritto dell’impero romano d’Oriente più che di ius byzantinum. Non bisogna infatti dimenticare che la stessa dicitura dell’impero, «romano» appunto, sta a significare che «per molti versi Roma viene traslata in Costantinopoli». Qui continua quella vocazione che l’Urbe ha dal suo sorgere quando, dovendo sulle rive del Tevere coordinare e far convivere diverse genti, sente la necessità di formulare leggi che tengano insieme (è questo il vero significato del termine lex dal verbo lego) e regolino la convivenza in modo pacifico.

Certo, oltre alla continuità, ci sono anche le differenze. In modo inequivocabile si dice «che Giustiniano funge da spartiacque tra lo ius Romanum e il successivo ordinamento giuridico». Quest’ultimo acquisirà a tratti, a seconda del carisma del basileus di turno, «forma anche ideologica». A seconda delle circostanze, l’imperator apparirà, di volta in volta, «luogotenente di Dio, vicario di Dio, messo di Dio». Da non dimenticare che allo stesso modo «i califfi sono i sostituti del Profeta» e non a caso così si definiranno i successori turchi che si insedieranno al posto degli imperatori d’Oriente.

Quello che è più suggestivo in un libro che, sia pur scientifico, appare anche un itinerario narrativo, è il confronto che la prima Roma, già dal suo sorgere, e poi la seconda, nel suo collocarsi in una realtà geograficamente diversa, hanno con lo spazio circostante. Da qui il termine geopolitica, che appare nel titolo e che non solo costituisce l’essenza di oltre due millenni di civiltà romana, ma mostra anche come questa nuova materia — si parla di Geopolitica da nemmeno di due secoli — sia nella pratica presente da sempre nella storia degli imperi e sia strettamente connessa con la scienza giuridica. Il che evidenzia come questa nuova disciplina sia intimamente legata alla necessità di regolare i rapporti tra popoli diversi nella affannosa ricerca di una sicurezza propria, dei confini e dei rapporti tra le diverse gentes.

Interessante è inoltre che il ruolo svolto dalle élites nel divenire geopolitico non di rado si trasforma in scontro. È qui che il discorso su un «presunto passato» mostra tutta la sua attualità. La realtà geoeconomica «si mostra bisognosa di classi dirigenti che non potranno più accontentarsi di ristretti e opportunistici accordi per aree di influenza, fondati su strategie di breve periodo (…) occorre lavorare da subito a un modello di riorganizzazione delle comunità in grado di collegare, in una visione tra pari, educazione, formazione, lavoro». Non è questo il punto di partenza per realizzare un’autentica fraternità scevra di astrazioni e di ideologie?

di Rocco Pezzimenti