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Convocata per il 2 febbraio dall’episcopato venezuelano una Giornata di preghiera e riflessione

Principi per cui lottare

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16 gennaio 2021

Una Giornata nazionale di preghiera e riflessione per rafforzare la fede e la speranza, auspicando, con la grazia di Dio, di poter «risolvere i conflitti pacificamente, in una società dove ci riconosciamo l’un l’altro come fratelli». A convocarla, per il 2 febbraio, è la Conferenza episcopale venezuelana che, al termine dell’assemblea plenaria svoltasi online nei giorni scorsi, ha diffuso un’esortazione pastorale intitolata Ante la gravísima situación del país, con la quale si rivolge ai cittadini per condividere i timori e le attese generati dalla fase seguita alle elezioni del 6 dicembre e all’insediamento, un mese dopo, della nuova Assemblea nazionale.

«Nel nostro paese soffriamo le terribili conseguenze di un modello economico che ci ha impoverito tutti, specialmente i più deboli. Dall’altro lato vediamo una minoranza di venezuelani che si arricchisce a scapito della maggioranza della popolazione», scrivono i vescovi, sottolineando che chi ha responsabilità di governo dovrebbe «promuovere lo sviluppo, il progresso e il benessere di tutti i cittadini e non provocare calamità e rovina per la nazione». Si ricorda che la Costituzione del paese dedica il capitolo 6 ai diritti umani e si invita al rispetto di quegli articoli anche in virtù dei dossier prodotti recentemente dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, dalla Missione speciale dell’Onu e dalla Corte penale internazionale dell’Aia. L’episcopato parla inoltre del deterioramento della qualità della vita, dell’istruzione, della salute e dei servizi di base: «Soffriamo un’inflazione inarrestabile e una svalutazione che hanno impoverito l’intera popolazione. Tutto ciò ha portato all’aumento dell’emigrazione forzata che, invece di essere protetta, è oggetto di vessazioni lungo il cammino. Questa emigrazione è la prova più evidente del fallimento delle politiche pubbliche, economiche e sociali». Infatti, «quando i figli di una nazione decidono di lasciare il proprio paese, è perché, assediati dalla precarietà, hanno raggiunto una situazione limite in cui non hanno altra via che accettare la sfida e il pericolo di affrontare l’ignoto, fino al punto di rischiare la vita loro e quella della propria famiglia, come recentemente accaduto con la dolorosa tragedia del naufragio di molti venezuelani sulle coste di Güiria».

I presuli esortano a «difendere la proclamazione di un nuovo diritto umano, proposto da Papa Francesco nella lettera enciclica Fratelli tutti, quale è il diritto a non emigrare. Ogni paese deve offrire ai propri cittadini le condizioni minime per il loro sviluppo e quello della loro famiglia, per non abbandonare la loro terra, i propri cari, il loro ambiente culturale».

Va poi garantita, secondo la Conferenza episcopale, «libertà d’azione alle istanze sociali intermedie e consentire alle organizzazioni non governative di aiutare a fornire soluzioni ai problemi della comunità in materia di alimentazione, salute, educazione e, in generale, nella promozione dei diritti umani».

Il documento si conclude con l’auspicio che la prossima beatificazione di José Gregorio Hernández (medico, scienziato e religioso venezuelano) possa essere occasione di incontro e di dialogo per una riconciliazione nazionale ispirata dal Vangelo.

di Giovanni Zavatta