· Città del Vaticano ·

Documento dell’episcopato tedesco per lo sviluppo della pastorale scolastica

Parole-chiave
pluralità e inclusione

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15 gennaio 2021

La scuola e il mondo degli studenti sono cambiati in modo significativo negli ultimi decenni. Le parole-chiave oggi sono pluralità religiosa e ideologica di alunni e insegnanti, eterogeneità, esigenze di inclusione e digitalizzazione. Questi cambiamenti riguardano non solo la pedagogia scolastica e la politica educativa ma sono importanti anche per l’azione pastorale della Chiesa negli istituti, pubblici e privati. Per rispondere a tali esigenze, la Conferenza episcopale tedesca ha pubblicato nei giorni scorsi il documento In dialogo con la gente a scuola. Punti-chiave per un ulteriore sviluppo della pastorale scolastica, che giunge a venticinque anni di distanza da un analogo testo sull’argomento. «La scuola è più che insegnare», sottolinea l’arcivescovo di Paderborn, Hans-Josef Becker, presidente della Commissione per l’istruzione e la scuola, «è uno spazio vitale in cui alunni e insegnanti trascorrono gran parte della loro giornata. E le attività pastorali scolastiche sono un contributo centrale alla progettazione di questo spazio vitale». Si va dalle giornate di orientamento religioso alle offerte spirituali nelle cosiddette “stanze del silenzio”, a una varietà di attività di diaconia sociale come progetti one-world, programmi di risoluzione delle controversie, luoghi e momenti di incontro per i genitori. Nel documento, grande spazio è dato alla pratica della responsabilità politica e sociale, al sostegno per prevenire la violenza, alla cooperazione con la pastorale scolastica protestante (evangelica), al ruolo del cappellano.

Va ricordato che in Germania, secondo l’articolo 7 comma 3 della legge fondamentale del 23 maggio 1949, «l’insegnamento religioso è materia ordinaria d’insegnamento nelle scuole pubbliche, a eccezione delle scuole non confessionali. Restando salvo il diritto di sorveglianza dello Stato, l’insegnamento religioso è impartito in conformità ai principi delle comunità religiose». Anche se dipende dalla legislazione dei vari länder, dunque, in Germania gli allievi delle scuole primarie e secondarie possono seguire un insegnamento religioso, facoltativo, all’interno della scuola pubblica. Tuttavia, se nel 2012 si contavano tre milioni di studenti cattolici e settantamila docenti di religione cattolica, oggi la situazione è un po’ diversa. «Il numero di allievi dei corsi di religione è in forte ribasso», commentava tempo fa Maria Jakobs, direttrice dell’Istituto per l’educazione religiosa dell’arcidiocesi di Freiburg im Breisgau. Tra i motivi, il cambiamento demografico, la diminuzione dei battezzati, la presenza a scuola di materie alternative (come l’etica e la filosofia) interessate dalle stesse questioni dei corsi di religione cattolica. Aumenta invece il numero di studenti musulmani o senza appartenenza religiosa che frequentano le lezioni di religione cattolica o protestante, mentre alcuni istituti di Amburgo hanno cominciato a ospitare docenti di ogni credo (quindi anche musulmani o ebrei) purché capaci di presentare le visioni diverse delle varie religioni.

Una situazione di eterogeneità confermata dal documento dell’episcopato tedesco: «Negli ultimi decenni a livello nazionale il numero di coloro che non appartengono a nessuna Chiesa o comunità religiosa è aumentato in modo significativo. Nella Germania orientale e in alcune parti della Germania settentrionale costituiscono la stragrande maggioranza nelle aule e nel personale docente. Gli alunni musulmani e, in misura crescente, gli insegnanti si trovano principalmente nelle aree urbane, e ci sono anche membri di altre Chiese, come gli ortodossi, e comunità religiose più piccole che partecipano alla vita scolastica». Per questo nei punti-chiave che concludono il testo i vescovi attribuiscono così tanta importanza alla pastorale scolastica tesa alla conoscenza della tolleranza religiosa tra bambini e giovani. All’interno di luoghi che stanno diventando sempre più plurali, progetti in cui studenti di fedi diverse lavorano insieme potrebbero ridurre i pregiudizi e promuovere la comprensione reciproca: si va verso una comunità scolastica dove «i conflitti religiosi sono risolti in modo equo, le differenze sono rispettate e le cose in comune rafforzate». La fede dunque come fonte di convivenza, in grado di prevenire anche le forme fondamentaliste di religiosità.

Altro aspetto sottolineato nel documento è quello dell’inclusione. Proprio perché le offerte giornaliere sono in aumento e ragazzi e ragazze — in tempi normali, non condizionati cioè dalle attuali restrizioni imposte dalla pandemia — trascorrono una parte crescente della loro vita a scuola «possono rafforzare lo sviluppo della personalità e la giustizia educativa e contribuire a garantire che le persone con disabilità e i giovani socialmente o culturalmente svantaggiati possano partecipare alla vita scolastica su un piano di parità», afferma monsignor Becker.

Ma la pastorale scolastica può contribuire anche a un uso riflessivo dei media digitali, promuovendo, a esempio, la protezione dei dati e della privacy e un codice etico che tuteli dai commenti di odio o dal cyberbullismo. I ragazzi — scrivono i vescovi tedeschi — devono imparare ad assumersi la responsabilità del loro ambiente sociale e allo stesso tempo a guardare fuori dagli schemi della propria vita. Alla scuola invece spetta l’obbligo dell’equità educativa, in questo caso l’accesso non discriminatorio ai media digitali e alla trasmissione delle conoscenze e delle abilità necessarie. Tutti gli studenti, nessuno escluso, devono essere messi quindi nelle condizioni di navigare su internet (dove transita gran parte del sapere) e di organizzare il flusso di informazioni in modo da imparare a riconoscerle, filtrarle, valutarle, utilizzarle.

di Giovanni Zavatta