· Città del Vaticano ·

Un volume sulle donne che hanno segnato la vita di chi ha cambiato l’Europa

Napoleone in rosa

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15 gennaio 2021

Un uomo che ha cambiato l’Europa e le donne che hanno segnato la sua vita. Al cuore dell’impero. Napoleone e le sue donne fra sentimento e potere (Venezia, Marsilio 2020, pagine 304, euro 18), l’ultimo lavoro di Alessandra Necci, compone un mosaico di ritratti femminili e, attraverso di loro, indaga la carriera, la psicologia e le scelte politiche di Napoleone Bonaparte. Un’ascesa senza precedenti, eccellente stratega e vero genio militare percorse in pochi anni, nella Francia nata dalla Rivoluzione, una scalata inimmaginabile: da semplice ufficiale d’artiglieria a generale, poi console, imperatore, re d’Italia quando quest’ultima non era ancora nazione. Partecipi di questa sfolgorante carriera furono le donne della sua famiglia a cominciare da Madame Mère, come l’Imperatore aveva ribattezzato sua madre e le sorelle, alle quali diede un’identità e un avvenire nuovi, cominciando col mutare il loro nome di battesimo.

La più grande, Elisa Bonaparte Baciocchi, forte e determinata quanto il fratello, eppure figura rimasta quasi del tutto in ombra, si arricchisce nelle pagine dell’autrice di molte diverse sfumature. Paolina, la più famosa, la più bella, ritratta decine di volte, immortalata nel marmo da Antonio Canova come una Venere, sorella preferita dall’Imperatore, sua confidente segreta e amica disinteressata, incurante dell’infame rumeur messo in moto dai loro nemici. Fedele a Napoleone fino alla fine non come la piccola Maria Annunziata, meglio nota come Carolina Murat, avida e calcolatrice che sarà la spina nel fianco di Napoleone, manipolata dal marito al punto da rinnegare il fratello perdendo così il saluto di sua madre.

Necci ripercorre le imprese di Bonaparte con lo sguardo attento della studiosa e con la passione della romanziera. Il suo non è mai uno sguardo asettico, in particolare quando affronta il personaggio di Maria Luisa d’Asburgo, la madre dell’Aiglon, l’unico figlio ufficialmente riconosciuto dell’Imperatore. Necci s’era già cimentata con la vicenda triste e sofferta di Francesco ne Il prigioniero degli Asburgo, vittima della Ragion di Stato ma anche di una madre algida, distratta e assente.

È indubbio il giudizio dell’autrice su Maria Luisa d’Asburgo. L’arciduchessa d’Austria, nella fase discendente della parabola napoleonica, opta per la realpolitik lasciandosi alle spalle sentimentalismi, imperativi morali e obblighi materni.

Necci manifesta invece verso la prima moglie, Giuseppina de Beaurnhais, profonda ammirazione per essere riuscita a conquistare un cuore libero e spregiudicato come quello di Napoleone nel cui genio credette subito e di cui favorì l’ascesa politica. E infine un medaglione intenso: quello di Maria Walewska che molti ricordano con il volto di Greta Garbo, la cui leggenda ha attraversato i secoli e ha fornito ispirazione a drammaturghi e pittori.

Una kermesse di donne intelligenti e intriganti accompagna quest’uomo eccezionale ma Napoleone muore solo. Fiero e selvaggio come sempre, colui che dal nulla è riuscito a creare una corte straordinaria, colui che «tra tutti quei re e regine, quell’aristocrazia e marescialli ricoperti d’oro… ricalcando l’Ancien Regime ha saputo restare consapevole demiurgo e grande burattinaio della sua epoca».

Il libro si apre con un virgolettato lungo quarantasette pagine. Sono riflessioni e pensieri, un torrentizio flusso di coscienza che Alessandra Necci attribuisce al grande condottiero, quasi una confessione, il riesame delle sue vittorie e dei suoi errori, iniziati e conclusi in mezzo al mare. «Mi sento un insulare. All’inizio c’è stata la Corsica, in mezzo l’Elba, alla fine Sant’Elena. Per una sorta di circolarità esistenziale, nel principio è contenuto l’epilogo, nell’epilogo gli esordi».

di Giulia Alberico
e Flaminia Marinaro