· Città del Vaticano ·

L’Onu condanna l’attacco alla missione Minusma

Mali: la violenza
non conosce fine

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15 gennaio 2021

La violenza torna a colpire il Mali alle prese con una già difficile transizione. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha condannato con forza un attacco ad un convoglio di Minusma — la missione di stabilizzazione dell’Onu in Mali — costato la vita, mercoledì, a quattro caschi blu della Costa d’Avorio. Il quarto peacekeeper è morto a causa delle ferite riportate. Diversi altri caschi blu sono stati feriti.

L’agguato è avvenuto in un’area in cui opera il gruppo jihadista Gsim, nato nel 2017 e affiliato ad Al Qaeda, ha comunicato ieri l’Onu. «Gli attacchi alle forze di pace dell’Onu possono costituire crimini di guerra» ha ricordato Guterres, come aveva fatto poche ore prima dopo un raid contro i militari della missione Minusca nella Repubblica Centrafricana. Guterres ha poi esortato le autorità locali «a identificare e portare i responsabili di questo atroce agguato davanti alla giustizia».

Gli elementi armati che hanno assalito i peacekeepers durante un’operazione di pattugliamento non sono stati ancora identificati. La missione ha messo in sicurezza l’area e avviato un’indagine. Il convoglio ha prima urtato un ordigno esplosivo improvvisato (Ied) e poi è stato attaccato da uomini armati, costretti alla fuga dalle forze di pace.

L’imboscata è avvenuta a nord della città di Bambara Maoudé, sull’asse tra Douentza (centro) e Timbuktu (nord-ovest). La regione è uno dei focolai della violenza di gruppi legati ad Al Qaeda e al sedicente Stato islamico che affligge il Paese africano e, in generale, il Sahel. Nonostante i successi ottenuti dalla forze internazionali contro i terroristi, in Mali la situazione della sicurezza rimane imprevedibile, con attacchi ricorrenti nelle tre zone di confine anche contro le forze nazionali e i civili. In Africa la missione di pace più pericolosa dell’Onu resta quella in Mali. Dal 2013, anno in cui fu fondata, Minusma — che conta 15.000 tra uomini e donne — ha perso 230 unità, tra queste almeno 130 caschi blu sono morti in attacchi da parte di forze ostili.

Il conflitto in atto nel Paese dal 2012 ha causato la morte di migliaia di persone e centinaia di migliaia di sfollati. Dopo il colpo di Stato militare del 18 agosto scorso, che ha estromesso il presidente Ibrahim Boubacar Keïta, il Mali da quattro mesi attraversa una fase di transizione pianificato in 18 mesi per arrivare allo svolgimento di nuove elezioni presidenziali e legislative. Il Conseil national de la transition (Cnt), che svolge il ruolo di Parlamento, è stato istituito alla fine di dicembre con il compito di approvare le riforme politiche, istituzionali, elettorali e amministrative necessarie per il consolidamento della democrazia, permettendo un ritorno all’ordine costituzionale, come previsto dalla Charte de la transition approvata a settembre.