· Città del Vaticano ·

Il voto della Camera dei rappresentanti

Trump in stato d’accusa

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14 gennaio 2021

Donald Trump è da mercoledì il primo presidente degli Stati Uniti ad essere messo in stato d’accusa per due volte. A sei giorni dallo spirare del suo mandato che cesserà — in una Washington blindata dalla Guardia Nazionale — con il giuramento di Joe Biden il 20 gennaio, i deputati hanno votato l’impeachment per incitamento all’insurrezione. Alla Camera, dove la maggioranza è saldamente in mano ai democratici, 232 deputati hanno raccolto l’accorato appello della speaker Nancy Pelosi all’inizio del dibattito: «Il presidente degli Stati Uniti — ha detto — ha incitato questa insurrezione, questa ribellione armata contro il nostro Paese. Deve andarsene. È un pericolo chiaro e presente per la Nazione che noi tutti amiamo». Il procedimento avrà dunque luogo al Senato. Sembra da escludere tuttavia che l’aula sia convocata in tempi strettissimi, appena un giorno prima del giuramento di Biden e prima di quello dei due neoeletti che hanno equilibrato i rapporti di forza. Un’ipotesi accreditata è che il procedimento, che potrebbe escludere Trump da future ricandidature con una condanna post-mandato, slitti a dopo i primi cento giorni dell’amministrazione entrante. Per condannare Trump, ammesso che vengano superati i dubbi costituzionali sull’impeachment di un presidente che ha già lasciato la Casa Bianca, occorre una maggioranza di due terzi al Senato: i democratici avranno quindi bisogno dell’appoggio di 17 Senatori repubblicani.

Il presidente eletto, Joe Biden, ha invitato «la leadership del Senato» a trovare un modo «per affrontare le proprie responsabilità costituzionali sull’impeachment» continuando a lavorare «anche ad altre questioni urgenti per il Paese». Il presidente eletto, infatti, fa sapere che illustrerà nei prossimi giorni un «Coronavirus Action Plan» per contrastare l’ondata letale dei contagi (4.400 morti registrati nella giornata di martedì), portare il vaccino ad ogni cittadino e finanziare gli Stati nel loro sforzo per salvare vite. Secondo l’esperta di salute pubblica Leana Wen si tratta di un tentativo di conquistare «il cuore e la mente del popolo americano» ancora in parte convinto che la narrazione di gravissimi brogli elettorali, sostenuta da Trump, sia vera. Una Nazione che, dunque, ha bisogno di essere curata anche in questo.

Le prime parole del presidente Trump, appena messo in stato d’accusa sembrano concilianti: «Voglio essere molto chiaro: condanno inequivocabilmente la violenza che abbiamo visto la scorsa settimana. Come tutti voi — ha detto — sono stato colpito e profondamente rattristato da questa sciagura». Nessuno dei suoi sostenitori, ha terminato dovrebbe mai accettare l’uso della violenza politica. Sembra già rivolgersi al Senato dove il leader dei repubblicani Mitch McConnell ha scritto ai suoi che valuterà il caso nella sede istituzionale e di non aver deciso come voterà. L’esito non è scontato.