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A Uyo una suora si prende cura dei bambini abbandonati perché accusati di stregoneria

Un futuro anche per loro

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11 gennaio 2021

Un rifugio per dar sollievo ai numerosi ragazzi abbandonati per strada — dalle loro famiglie o dai loro tutori — perché ritenuti “colpevoli” di stregoneria: con questo obiettivo, nel 2007, è stata aperta presso il convento dei Servi del Santo Bambino Gesù a Uyo, nel sud della Nigeria, la casa dei bambini «Madre Charles Walker». Sotto la direzione di suor Matilda, il centro accoglie tuttora decine di bambini malnutriti e senzatetto, molti dei quali sono considerati dai loro genitori dei “maghi”. Secondo Unicef e Human Rights Watch, le persone vittime di tali accuse sono spesso maltrattate, abbandonate, oggetto di traffico o addirittura assassinate.

Oltre a preparare il loro futuro, mandandoli a scuola grazie a borse di studio, suor Matilda si sforza di riallacciare i contatti con le famiglie e di intraprendere un lavoro di riconciliazione per reintegrarli nella società, collaborando in quest’ottica con il ministero degli Affari femminili e del Benessere sociale dello Stato di Akwa Ibom, di cui Uyo è capoluogo. Il processo coinvolge responsabili della comunità, anziani e leader religiosi tradizionali. Questo è l’unico modo per garantire che i bambini possano essere reintegrati e accettati a lungo termine nella società. Se ciò non funziona, il bambino viene inserito nel canale dell’adozione sotto la supervisione del governo. Dall’apertura della casa «Madre Charles Walker», suor Matilda e il resto del personale si sono presi cura di 120 bambini, di cui 74 reintegrati nelle loro famiglie. Ne restano 46, i quali «speriamo possano essere riuniti alle loro famiglie o adottati».

In gran parte dell’Africa, la figura della strega o dello stregone è considerata la quintessenza del male e spesso la causa di infelicità, malattia e morte. Per questo motivo è persona odiata e soggetta a rappresaglie che possono arrivare alla tortura e all’omicidio. Ci sono state segnalazioni di bambini, etichettati come streghe, che hanno avuto chiodi conficcati in testa e sono stati costretti a bere cemento, oppure bruciati, sfregiati con l’acido, avvelenati e persino sepolti vivi. In Nigeria, alcuni cristiani integrano le credenze africane sulla stregoneria nelle loro pratiche. Questa fusione esplosiva ha portato a campagne di violenza contro i giovani in alcune parti del Paese. Nello Stato di Akwa Ibom, gran parte della popolazione crede nell’esistenza di spiriti e streghe: «Quando ai bambini viene chiesto perché sono per strada, molti dicono che sono stati cacciati di casa per questo», racconta la religiosa, precisando che altri fattori (estrema povertà, gravidanze adolescenziali) possono indurre i piccoli a vivere come senzatetto.

Per Dominic Akpankpa, direttore esecutivo dell’Istituto cattolico per la giustizia e la pace nella diocesi di Uyo, la stregoneria è un fenomeno soprannaturale solo per chi non sa nulla di teologia. «Se affermi che qualcuno è una strega, devi dimostrarlo», osserva il sacerdote, aggiungendo che la maggior parte delle persone stigmatizzate come maghi o streghe possono subire conseguenze psicologiche. «Ed è nostro dovere aiutarle, attraverso un servizio di consulenza, a uscire da questa situazione», conclude.

Dal 2003 il codice penale nigeriano sanziona l’accusa di stregoneria e persino la minaccia di accusa di stregoneria. La nuova legge sui diritti del bambino qualifica reato sottoporre un minore a torture fisiche ed emotive o a trattamenti inumani o degradanti. Lo Stato di Akwa Ibom ha inoltre approvato nel 2008 una legge che rende la designazione di una persona come strega o mago punibile fino a dieci anni di carcere. Secondo Akpankpa, questa condanna delle ingiustizie commesse contro i bambini è un passo nella giusta direzione.

di Charles de Pechpeyrou